Jean-Luc Nancy, Le muse, Diabasis 2006

La domanda fondamentale che attraversa tutto Le muse  di Jean-Luc Nancy riguarda la questione del senso dell’arte in generale. L’interrogazione di Nancy muove dalla problematicità di fondo di un tale domandare, secondo quelli che sembrano essere i due assi portanti della sua riflessione: l’asse strutturale e l’asse storico. L’asse strutturale direbbe dell’essenza dell’arte, quello storico, invece della sua evoluzione nel corso dei secoli.
Secondo l’asse strutturale, Nancy pone la questione della molteplicità originaria dell’arte (da qui il senso del titolo Le muse): come è possibile anche solo parlare dell’arte in generale, se essa mostra un singolare plurale irriducibile e problematico? Non c’è mai una sola arte.
Coerentemente con quanto esposto nel compendio della sua filosofia Essere singolare plurale (1996), bisognerà affermare, secondo Nancy, che le arti esprimono il singolare plurale dell’arte, una con-divisione che sta all’origine dell’arte.

Le arti si fanno le une contro le altre: è il titolo di uno dei saggi più esplicativi contenuti nel testo.
In questo saggio viene ribadita la tesi di fondo che qualcosa come “l’arte”, al singolare, non esista che a posteriori e solo temporaneamente, a partire proprio dalla pluralità delle arti e dalle loro differenze.
Le arti non emergono, dunque, da un fondo o da una identità comune.
Ritornando alle due linee direttive che sembrano attraversare le analisi di Nancy, secondo l’asse storico, viene affrontata, invece, la spinosa questione se l’arte contemporanea possa dirsi ancora arte, rispetto all’arte del passato. Nancy parla, a tal proposito, di una situazione piena di promesse, perché la preoccupazione stessa circa il senso dell’arte, che “l’arte contemporanea”  ha generato, rivela, alla fine, un effettivo e rinnovato attaccamento all’arte e al suo senso. Viene strategicamente schivata la questione del mercato, per giungere piuttosto alla questione di ciò che resta dell’arte e del suo senso, oggi.
Il gusto, il giudizio di gusto relativo all’arte contemporanea è, sempre di più, esperienza di travaglio. L’arte contemporanea non sembra essere alla sua portata e anzi metterebbe in crisi i discorsi sull’arte, preparando un’epoca dell’esperienza dell’arte in cui non vi sarà l’egemonia del giudizio, che ha forgiato l’estetica moderna.
L’asse strutturale e quello storico dell’analisi di Nancy sembrano incontrarsi nella parte centrale del testo, nei due saggi dedicati alla pittura. Il problema strutturale che investe il senso dell’arte mostra implicitamente la non equivalenza tra le arti. Il fatto poi che Nancy dedichi così attenzione alla pittura rivela, inoltre, certamente un segno dei tempi, ovvero il fecondo rapporto tra pittura e filosofia che, a partire dal Novecento, ha eletto sempre di più questa forma d’arte a documento privilegiato delle sue speculazioni. Ma le riflessioni di Nancy su Caravaggio o sulla pittura parietale di Lascaux, non sono, alla fine, che parentesi rispetto alla questione centrale e vertiginosa del testo. Ovvero la questione del resto nell’arte, di ciò che resta dell’arte e del suo senso.
La riflessione di Nancy mostra subito come la posta in gioco di tale questione non abbia a che fare con la morte o la momentanea scomparsa dell’arte, ma con la natura propriamente residuale di essa.
Riprendendo delle tesi già esposte in Il senso del mondo (del 1993, dunque immediatamente precedente la prima edizione di Le muse), per Nancy l’arte è vestigio, è residuo per eccellenza, ma il suo restare, più che apparire come mancanza di perfezione, indica la potenza propria dell’arte: essa prolunga, sconfina, estende. Tutta l’argomentazione di Nancy ruota intorno alla questione non di una eventuale estinzione dell’arte (che sarebbe impossibile proprio in virtù della sua residualità, e dunque della sua sopravvivenza, costitutiva) quanto piuttosto di una sua estensione. L’arte, ovvero una specie di esistenza a rischio di estensione. Ma Nancy, piuttosto che vedervi un rischio, rilancia l’estensione come senso dell’arte stessa. L’arte non fa che toccare altro, non fa che estendersi ed estendere, si confonde con altro, con la non arte, con la tecnica. Nel senso dell’estensione è pensata anche la capacità fondamentale dell’arte di creare nuove possibilità di mondo, capacità a cui nemmeno ciò che oggi si chiama “arte contemporanea” sembra sottrarsi.

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~ di ariemma su gennaio 10, 2009.

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