Jean-Luc Nancy, La dischiusura. Decostruzione del cristianesimo 1

La dischiusuraCome esplicita il sottotitolo dell’opera, Jean-Luc Nancy porta a termine con questo lavoro la prima tappa del suo ambizioso e innovativo programma di una decostruzione del cristianesimo. Il testo è prezioso, inoltre, per chi oggi voglia pensare radicalmente un fenomeno come quello della composizione. In questa raccolta di interventi il cristianesimo non è certamente l’epifenomeno della storia dell’essere di cui parlava Heidegger, ma un evento epocale che, portato fino alle sue estreme possibilità di senso, apre inedite possibilità per il pensiero. Inseparabile dal destino dell’Occidente, la decostruzione del cristianesimo è da intendersi nei due sensi del genitivo, ovvero come decostruzione del suo contesto teologico e come decostruzione messa in atto dalla sua stessa composizione.

Costituito da elementi greci ed ebraici, il cristianesimo diviene l’emblema dell’assemblaggio che decostruisce le stesse parti che mette in gioco, in questo caso in relazione alla concezione della divinità. Il politeismo greco e il monoteismo ebraico confluiscono nel cristianesimo, che li compone in un ateismo singolare. La “morte di Dio” è, infatti, per Nancy la logica conseguenza del cristianesimo come decostruzione del monoteismo, procedente dal monoteismo stesso. D’accordo con Badiou, Dio è morto da molto, a partire già dalla predicazione paolina e in particolare dalla categoria teologica della kenosis, che compromettendo Dio e il mondo nel movimento dell’incarnazione, di fatto desostanzializza, denuda la divinità.
Il cristianesimo compie il venir meno del divino, la sua progressiva dissoluzione. L’ateismo comincia, secondo Nancy, già nella designazione platonica “o theos”, che nomina la divinità al singolare, come se gli dei del mondo greco si fossero d’un tratto assentati, lasciando così pensare la loro assenza in un’unicità che avvia la decostruzione della divinità. Si tratta evidentemente di entrare in un regime ateologico liberato dallo schema di un teismo rovesciato e dall’opposizione tra ateismo e teismo. Il solo ateismo attuale diviene, pertanto, quello che riconosce la sua provenienza cristiana.
Infatti il monoteismo, e in particolare quello cristiano, per Nancy, non rappresenta la riduzione degli dei molteplici sotto un unico principio. Politeismo e monoteismo non stanno tra di loro come la molteplicità all’unità. La creazione del dio unico è il medesimo gesto del suo assentarsi come sostrato. Il dio unico non può precedere la propria creazione e, confondendosi con essa, vi si perde.
Ex nihilo: è la formula cristiana della creazione del mondo come composizione, come posizione affermativa di un cum, che non procede da nulla e che complica ogni telos, rimettendo alla contingenza, alla libertà dell’esistenza.
Il cristianesimo direbbe di una contrazione tra il greco e l’ebreo, e soprattutto di un’estensione: un’esuberanza propria della composizione, un dischiudimento, lo stesso dischiudersi.
Un insorgere che non ha niente dietro di sé: il nihil diventa il suo proprio principio come assenza di ogni principio, come trascendentale apertura, estranea alla sfera religiosa e coincidente con la trasformazione della divinità cui il cristianesimo dà accesso.
Divino e sacro nominano il gesto che inaugura, il dischiudersi delle singolarità del mondo che accade “tra” di esse, e che costituisce il rovescio del nichilismo. Che le cose coesistano, e che in questa coesistenza inevitabilmente si tocchino poiché tra di loro aperte, dischiuse: questo è divino, la dischiusura stessa.
La divinità si assenta come principio del mondo eziologico e teleologico. Il cristianesimo cela, dunque, nella sua concezione della creazione del mondo ex nihilo, lo scarto incolmabile, ogni volta composto, della creazione. L’amore cristiano e soprattutto la fede, inoltre, ricevono nella lettura di Nancy un nuovo pensiero: essi tendono all’inverosimile. La fede, in particolare, si allontana da ogni credenza e diventa fedeltà all’evento, come ciò che ogni volta annienta il nostro credere. Essa si indirizza all’altro mondo nel mondo già saputo. Il suo momento fondamentale è quello di volgersi rigorosamente verso l’incredibile, componendo ogni volta ciò che ci accade, ciò che fa mondo ancora.

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~ di ariemma su gennaio 11, 2009.

16 Risposte to “Jean-Luc Nancy, La dischiusura. Decostruzione del cristianesimo 1”

  1. Se posso esprimere un mio parere, partirei da una considerazione. Nel suo articolo, Dott. Ariemma, la parola “Decostruzione” appare per ben nove volte.

    Non esprimo solo per decoro ciò che penso (in termini spicci) dei filosofi della rovina e del frammento, di coloro che si affannano, come tanti operai (prezzolati da chi, vorrei sapere…) armati di chiavi inglesi e cacciavite, a smontare, scomporre (decomporre, forse sarebbe più proprio) ogni aspetto della cultura occidentale. Mi sembrano tanti omini che smontano un palco, su cui c’è stato un grande spettacolo, ormai terminato. Ma perchè agiscono in questo modo? Per preparare cosa, finita questa fase interludica?

    Glielo dico io, Ariemma, forse lei non lo vede: un ritorno a una realtà semplice e quasi tribale, il trionfo di un nuovo orizzonte metafisico, dopo il Grande Disastro che si prospetta all’orizzonte. Historia docet.

    Altro che questo presunto decesso divino (parte da Nietzsche, questa tiritera, ricorda?) che poi si concreterebbe nel secondo conflitto mondiale. Quello che propone è un ragionamento perverso, concepito da una mente ottusa dalla razionalità, concupita dal sillogismo visto come unico grimaldello per relazionarsi al (o meglio cercare di forzare il) reale. Usate il cuore, non il cervello, anche se è difficle chiedere questo a dei filosofi. E non mi prenda per visionario, aspetti un ventennio e vedrà.

    Adonai

    Apolide

  2. @Apolide: Innanzitutto grazie per il suo parere, che mi pemette di chiarire alcune cose. Credo che la proposta filosofica di quelli che Lei chiama “filosofi della rovina” sia da prendere in considerazione. Certo, se ne può pensare quello che si vuole. Personalmente, mi colpisce in Nancy l’idea che il monoteismo decostruisca se stesso, nel senso che pensare fino in fondo il monoteismo cristiano significa pensare la morte di Dio e dunque l’esposizione assoluta al mondo (di cui parlo in questo blog, a proposito della sentenza di Nietzsche).
    Non credo affatto che pensare significhi abbandonare il cuore. Anzi. La “filosofia”, come Lei ben sa, è l’unico sapere che ha nel suo stesso nome un sentimento (la philia), ed è stata sempre intesa come l’esercizio per eccellenza del pensiero. Dunque, filosofare significa pensare con il cuore.
    Quanto poi al suo buon augurio per l’avvenire, resto della convinzione che il pessimismo sia un lusso. Perchè ognuno può fare ben altro che annunciare o prevedere una catastrofe. Può fare di tutto per impedirla. Il destino non è per nulla già deciso. Anzi, per fortuna, l’avvenire è ancora, sempre, sgombro. Perciò mi vedo preferire, al suo pessimismo, il pensiero di coloro che chiama “filosofi della rovina”(che, le assicuro, non è un concetto negativo come pensa). Un filosofo a me caro diceva che c’è un modo sublime di essere rivolto all’avvenire che consiste nel dar tutto al presente.

    ps: no, stia tranquillo, non la prendo per visionario.

  3. “pensare fino in fondo il monoteismo cristiano significa pensare la morte di Dio e dunque l’esposizione assoluta al mondo ”

    Perché la pensa in questo modo? Il passaggio mi sfugge…perché il Cristianesimo compirebbe il venir meno del divino? Spieghi meglio.

    in merito alla Grande Catastrofe: non la stanno forse (de-)costruendo anche tutti i pensatori che sentono loro precipuo dovere quello di abbattere ogni precedente istituzione sociale, religiosa, economico-politica che sia in essere? Non porta, questo genere di scelte, a instabilità sociale, tensione, conflitto? Non sarebbe meglio ri-costruire, invece di de-costruire quel poco che è ancora in piedi? Lo sa quale sarà l’esito finale?

    Oltre ad essere filosofo lei è anche storico, quindi dovrebbe sapere che quando una collettività perde la memoria di una guerra (e questo accade quando l’ultimo testimone del precedente conflitto muore, esemplificando le cose), si scatena un nuovo conflitto. Non sarebbe meglio conservare la religione cristiana, che inneggia all’amore reciproco e al perdono, invece dei (tentare di) de-costruirla con esiti molto probabilemente catastrofici? (Si legga Ap 8,5, per es. e mi dica se non rimanda a un olocausto nucleare).

    E attenzione, aggiungo che le confesso che il gioco della decostruzione (linguistica, ripeto, un semplice gioco poetico) mi ha affascinato e ci ho lavorato pure su, ma da qui a decostruire una religione, ve ne passa (sic stantibus tutti i limiti del Vaticano, per carità, non accenniamoli neppure)… ma non è un giocattolo da smontare per vedere com’è fatto “dentro”, Dio. Se lo ricordi…

    Adonai

    Apo

  4. @Apolide: Forse lei intende il termine “decostruzione” in un senso negativo, che non gli rende giustizia. Decostruire non significa smantellare, ma intra-vedere, mettere a nudo. Per l’avvenire. Affinchè ci sia un avvenire è “necessario” decostruire, altrimenti si cade nella chiusura. Soprattutto mentale. Decostruire non significare fare a pezzi, ma denunciare gli scarti, abitare i margini, per vedere più in là. Ogni istituzione ha il suo lato oscuro. Ognuna ha il suo rimosso, il suo torto. Inutile ricordarle che il cristianesimo non ha nessuna anima pia, altrimenti dovrei scrivere il mio libro nero di questa religione. Tuttavia essa fa parte della nostra storia: è anch’essa un’istituzione. Che lascia intravedere, malgrado se stessa, delle speranze. Delle cose per nulla religiose. Nancy insiste molto su quest’ultime. (Veda le mie recensioni ai suoi testi in questo blog). Decostruire Dio, significa pensare Dio senza dogmi, come fece il caro Spinoza, che lo identificò con l’espressione stessa della natura. Il discorso che fa Nancy si avvicina per certi versi a quello di Spinoza. Soltanto che Nancy scava il cristianesimo dall’interno. Se Dio crea il mondo, ex nihilo, dal nulla, il posto di Dio è questo nulla. Dio si annulla per il mondo, fino a morirne. Non c’è resurrezione “dal” mondo, ma resurrezione “nel” mondo. Scavare il cristianesimo permette di risalire a un concetto non cristiano: se dio ama il mondo, il corpo, fino a corfordersi con essi, allora nessuna cosa del mondo è da disprezzare, perchè esso è divino. Ma è anche il venire meno del divino, perchè il divino è il sacro: il separato, l’escluso, dal mondo. E il mondo non ha al di là, ogni al di là è nel mondo. Implicitamente il cristianesimo dice questo. La decostruzione tenta di accedervi.
    Per quanto riguarda la catastrofe: la rimando in questo blog, nella categoria “pensieri”, al mio post “Preoccupazione apocalittica” dove dico quello che penso in merito. Non so se sono stato chiaro.
    Sono d’accordo con Lei che Dio non è un giocattolo da smontare, ma i cristiani se lo mangiano addirittura. Per l’amor di Dio!:)

  5. > Decostruire non significare fare a pezzi, ma denunciare gli scarti, abitare i margini, per vedere più in là.

    Senza ombra di dubbio l’appropriazione che il Vaticano ha attuato di ogni manifestazione religiosa è riduttiva. Ma quale religione non è riduttiva, volgarizzante, oserei dire? Mica è alla portata di tutti, l’assoluto…

    > Ogni istituzione ha il suo lato oscuro. Ognuna ha il suo rimosso, il suo torto.

    Siamo d’accordo. Basta guardare alla storia. Ma da qui a passare alla morte di Dio, ce n’è, di strada. la religione ha una funzione antropologica fondamentale: la conservazione della specie… Per quanto la realtà trascendente posssa essere (anzi, sicuramente sia) differente da ciò che ne dice il culto 8 e qui sto smontando il dogmatismo religioso, me ne dia atto), siamo sicuri che smantellarla in toto, questa benedetta trascendenza, ci porti dei vantaggi? Siamo sicuri che quest’apertura, come lei la chiama, non sia foriera di un esito materialistico? Avrà visitato il mio blog, e sicuramente compreso che non sono (coi miei mille errori e limitazioni, per carità) un materialista… Ci serve davvero uccidere Dio, relegarlo nell’orizzonte del nulla? Non uccideremmo alla fine noi stessi, essendo noi fatti a Sua immagine e a lui legati, in quanto suoi figli?

    > Veda le mie recensioni ai suoi testi in questo blog (di Nancy, NdR)

    Ci darò uno sguardo, appena posso. Ora sono al lavoro.

    > Decostruire Dio, significa pensare Dio senza dogmi, come fece il caro Spinoza, che lo identificò con l’espressione stessa della natura.

    Del mio attegiamento critico sui dogmi le ho già detto. Ma non li ricuso in toto, sono delle proiezioni mentali che aiutano a rappresentarcela, questa realtà divina.
    Oppure vogliamo ricadere ancora in un monismo panteistico spinoziano? Spero di no. Bisognerebbe fare passi avanti, nella decostruzione divina, globalizzare la divinità, anzi universalizzarla. In fondo, ripensandoci su, identificare Dio con la natura (in senso Universale, intendo) potrebbe portare a un maggior rispetto per quest’ultima… chissà. Ma siamo sicuri che la cura non sia peggiore della malattia? Questo Dio, la proiezione di cosa dovrebbe essere, secondo lei? dell’uomo? Della natura? Non mi dica: del nulla, la prego… (la metto alle strette :))

    > Se Dio crea il mondo, ex nihilo, dal nulla, il posto di Dio è questo nulla.

    Ne è sicuro o permette un livello di trascendenza oltre questo nullifico brodo primordiale a chi ha creato il Tutto? Permette l’esistenza di livelli imperscrutabili a noi, miseri umani che ci affanniamo sordi, ciechi e privi del gusto, a saggiare col solo tatto le gustose e ricchissime pietanze del banchetto del Creato?

    > Dio si annulla per il mondo, fino a morirne. Non c’è resurrezione “dal” mondo, ma resurrezione “nel” mondo.

    Dissento, insistendo su di un livello di trascendenza che sfugge ai meno sensibili, ma che si può arrivare ad intuire. e non mi dia dell’antico, dell’agostiniano.

    > nessuna cosa del mondo è da disprezzare, perchè esso è divino. Ma è anche il venire meno del divino, perchè il divino è il sacro: il separato, l’escluso, dal mondo.

    Quindi il grande gesto di inclusione, l’atto supremo di amore concretato dall’incarnazione, che assume un valore unificante, un punto di contatto tra umano e divino, per lei poco conta a quanto leggo…

    > E il mondo non ha al di là, ogni al di là è nel mondo

    Ne è davvero sillogisticamente certo? Si dia almeno una speranza, se la merita… Ci sono cose di fronte alle quali la speculazione non ha strumenti, non pecchi di ambizione. Anche se appare corretto politiciamente e intellettualmente onesto…

    > Per quanto riguarda la catastrofe: la rimando in questo blog, nella categoria “pensieri”, al mio post “Preoccupazione apocalittica” dove dico quello che penso in merito.

    Me l’andrò a leggere e le farò un resoconto sul mio punto di vista. Vede, la mia aggressività era motivata dal fatto che la vedo dotata di notevoli strumenti speculativi, ma troppo legato alle mode (getti Derrida nel cestino…). Passerà anche questo post strutturalismo eclettico. Deriva la sua fortuna dal fatto che l’eclettismo metodologico applicato ad ogni campo d’indagine risponde bene allo sconcerto e all’incapacità della classe intellettuale di interpretare l’oggi. Arriverà il Nuovo Ordine e mettera tutto “in ordine”, vedrà…

    > i cristiani se lo mangiano addirittura. Per l’amor di Dio!

    Questa sorta di cannibalismo cristico è la miglior cura per tutti i mali del mondo, creda a me. Se solo ci volessimo un po’ più di bene, anche senza arrivare a sacrificare la vita per gli altri, anche solo a venirci un po’ incontro…e questo è il messaggio che quel rito vorrebbe trasmettere. Non le pare?

    Adonai

    Apolide

  6. @Apolide: Lei mi perdonerà, ma io non ho mai gettato nessun filosofo nel cestino. Soprattutto quelli che non condivido.
    In fondo, il suo discorso sulla decostruzione rientra in quella retorica, molto italiana, che, da quando Derrida si è imposto come grande pensatore, ha fatto dire a molti che il suo tempo aveva gli anni contati. Questo negli anni ’70. Come vede sono passati quasi 40 anni (40 ANNI) e ancora si dicono queste cose. Incredibile, mi creda:).
    Lei fa una professione di fede e lungi da me tentare di dissuaderla. Però capisce che qui si incontrano due piani diversi.
    Lei può credere in quello che vuole, ma il suo ragionamento mi sempra brulicante di contraddizioni. Nonchè di cose, queste sì pericolose (altro che Derrida:)). Tipo:

    ” la religione ha una funzione antropologica fondamentale: la conservazione della specie…”
    Non è questo il più basso materialismo, che lei pare contestare due righe più in basso?
    Riguardo poi al cristiano cibarsi di Dio, non è questo un modo di ridurre Dio a cosa tra cose, e quindi un palese venir meno del divino (che dovrebbe essere altro dal mondo, trascendente etc.)? Il ragionamento di Nancy fila.
    Discuteremo all’infinito, me lo sento 🙂

  7. Due note di passaggio:
    “Arriverà il Nuovo Ordine e metterà tutto “in ordine”, vedrà…” – mamma mia, sono letteralmente terrorizzato!
    E comunque nel monismo panteistico spinoziano (che non è affatto un monismo) non è che ci si finirebbe poi per trovare così male…

  8. Evvabbè, mi trovo circondato dai filosofi, oramai.

    Sul N.O.M. non ci scherzerei affatto, fossi in lei, caro Diogene. Anche se quest’argomento è di pertinenza storica, forse politico-antropologica, ed esula un po’ dalla filosofia “pura”.Comunque andiamo avanti…

    Allora veniamo al panteismo spinozoano, senza fare del sofismo. Spero avrà capito che non sono uno specialista, quindi mi concedewrà venia per qualche inesattezza. Con cosa lo vogliamo identificare, Dio? Con la natura, come fece Spinoza, con il Partito, come fecero i marxisti, con un cadavere, come da Nietszche in poi si va farneticando e come ripetono (stancamente, stancamente…) i de-costruzionisti?

    Scommetto un eurocent che il problema non è nè teologico, nè filosofico. Il problema è Istituzionale, nel senso che si vuole solo cercare una nuova istituzione che gestisca la spiritualità umana o che la affossi definitivamente: sia essa un materialismo sfrenato, o una filosofia nichilista o quanto di più bislacco sia concepibile da mente umana… E scommetto un altro eurocent che qualunque nuova istituzione possa arrivare, a gestire questo tipo di “affaires”, ci farà amaramente rimpiangere il Vaticano (e ce ne vuole).

    Saluti

    Apolide

  9. Personalmente, caro Apolide, preferirei non identificare Dio con alcunché, anzi non averci proprio a che fare. Anzi, vorrei proprio non essere nemmeno ateo, perché significa che mi tocca negare qualcosa che comunque (anche solo idealmente) è stato prima affermato. D’altra parte nel nome di Dio (Dio-Dio, Dio-partito, Dio-Stato, ecc.) sono stati commessi i crimini più nefandi.
    Sono un materialista ma non deifico nemmeno il materialismo.
    p.s. Spinoza cercò di disinnescare proprio i pericoli insiti nel monismo tirando giù Dio dal cielo e dicendo: eccolo qui, si trova in tutte le cose, dunque non è più Dio. E’ un caso che non lo abbiano bruciato…

  10. Mi permetto un atto di “spamming” che altrove non avrei mai intentato.

    Concediti una speranza, MD: te la meriti, se la merita qualsiasi vivente.

    Chiedo venia al proprietario del blog, che se vorrà, avrà ogni diritto di rimuovere questo commento.

    Anch’io ero ateo-materialista, poi qualcosa è cambiato. Sai, la sofferenza, a volte apre spiragli inaspettati, non sto qui ad aggiungere.

    http://apolide.wordpress.com/2008/02/15/a-te/

    Adonai

    Apolide

  11. Ad ogni modo, ognuno è libero di pensarla come vuole, a me la fede ha fatto trovare un’enorme serenità una grande pace.

    Al di là di ciò che aspetta questo martoriato mondo, il Bene c’è. E lo tiene su, questo pianeta…

    Adonai

    Apo

  12. Parlate di Dio come se fosse una torta di cui non conoscete gli ingredienti e, sprecando tempo e parole, vi accanite per scoprirne gli ingredienti. Si ama Dio e basta. Le religioni sono possibili interpretazioni di Dio, dovreste sapere che esistono interpretazioni della realtà, delle persone e di tutto cio che ci circonda. Soprattutto questo: mai rendere razionale ciò che razionale non è, si finisce col diventare noiosi e petulanti. Sicuramente siete fidanzati. ora vi chiedo: Amate la vostra donna per un motivo? l’interpretazione che vi siete costruiti della vostra donna è la medesima del vostro amico, fratello ecc? sicuramente noooooooooooooooooo! Si ama la propria donna senza perchè, si ama Dio senza perchè e si sceglie di seguire questa o quella religione, senza denigrare le altre. Meno male che siete filosofi!!!Vi rimando alla Divina Commedia e alla figura di Ulisse. Leggete il canto.

  13. Allora, chiarisco. Lungi da me fare il teorema di Dio, chi vuole credere creda. Ma chi crede in Dio, in cosa crede? questo il mio problema. La risposta è più semplice di quanto si pensi. Chi crede in Dio, alla fine crede nell’accadimento stesso delle cose, in ciò che fa essere le cose. Chi crede in Dio, non crede veramente in Dio, ma al mondo. Questo, ridotto all’osso, mi sembra il ragionamento di Nancy, che nemmno io condivido integralmente, ma come prospettiva è certo stimolante. La fede in Dio è la fede nella morte di Dio e nella sua resurrezione. Nel mondo. Cristo non risorge, infatti, nell’al di là. Il cristianesimo porta al più radicale ateismo e questo è attestato storicamente. Nietzsche non fa, infatti, che modificare un assunto cristiano. “Dio è morto per noi”. Se ci fate caso, Nietsche dice la stessa cosa, sottolineando la prima parte della frase e dando per scontato “per noi”.

  14. @luna: non amando Dio posso solo parlarne, anche se non lo faccio così spesso, proprio perché altrimenti risulterei “noioso e petulante”;
    non ho ben capito la relazione tra Dio e le religioni, visto che esistono religioni politeiste o addirittura non teiste (come il buddismo), che dunque non necessitano affatto del concetto di Dio;
    conosco molto bene il canto di Ulisse, ma anche qui non vedo il nesso con la nostra discussione, a meno che non ci si voglia punire e annegare “in qualità di filosofi” per l’eccessiva tracotanza…

    (p.s. sia per apolide che per luna: forse è meglio tralasciare un po’ quella tonalità…come dire, un po’ sacerdotale e ieratica, con quegli imperativi del tipo “voi filosofi”, ecc. ecc. – credo che la discussione non perderebbe affatto in vigore, ma certo sarebbe meno solenne e ultimativa e un po’ più pacata e filosofica…)

  15. Purtroppo non ho letto il libro di Nancy, ma una cosa la vorrei deire in quanto sono credente e sono laureato in filosofia. Penso che il cristianesimo si a teoreticamente assurdo, insostenibile, non solo se si parte dalla prospettiva del non credente, ma anche quella sel credente: che senso ha un Dio che va sulla croce e muore(quando poteva evitarla?!), e nello stesso tempo è onnipotente; ma ancora di più che senso ha l’amore?
    N.B.: Sulla questione delle cose Tommaso ha perfettamente ragione: diceva Cartesio(filosofo cattolico, come attesta la biografia) che Dio crea continuamente.

  16. A proposito dell’ateismo nel cristianesimo.
    Il cristianesimo è una religione assurda: io posso salvarmi senza credere. Infatti, sia nel Vangelo dove Gesù dice chiaramente che chi si salverà sarà chi vestirà gli ignudi, darà da mangiare agli affamtai, etc.(gesti concreti). Ancor di più Giovanni che afferma che non si può amare Cristo se non si ama il fratello che ci è vicino; infine S.Paolo afferma(nelle lettere ai Corinzi) che di tutte le virtù là più importante è la carità, l’amore, perchè la fede e la speranza nell’altra vita non avranno senso, in quanto Dio lo vedremo. Inoltre, per un dibattito attuale secondo me è utile Chiara Lubich, la quale afferma che Dio sulla Croce si è fatto ateo(Chiara Lubich, morta l’anno scorso è considerata una santa).

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