Penetrata, l’anima

bacioA ragione andrebbero capovolti i vecchi rapporti tra anima e corpo, o meglio, andrebbe più radicalmente pensata l’anima, la sua esposizione. Essa non è meno corpo di ciò che si è chiamato sempre corpo, né qualcosa di separato dal corpo, intoccabile, incorporeo etc.
L’anima è, invece, ciò che può essere toccato in profondità: è ciò che, per eccellenza, può essere toccato, nella sua presunta integrità.

Un corpo, una pietra ad esempio, è più impenetrabile dell’anima. Paradossalmente, si può anche azzardare che essa non venga affatto toccata, nel senso pieno del termine, che essa venga toccata solo superficialmente e non nella sua interezza o integrità, perduta quest’ultima nell’istante stesso in cui è toccata, cioè sempre.
Una casa non sa nulla della sua integrità, la cosa non la tocca affatto. Al contrario, un’anima può essere toccata, violata nel suo insieme, fino in fondo.
L’anima ha un fondo oscuro. Apparentemente sottratto al mondo. Eppure niente vi è di più esposto, di più a rischio. Ne consegue che l’anima è, per eccellenza, corpo, e che ciò che si chiama corpo è solo un’anima indurita, secca, quasi impenetrabile. Si può spaccare, dividere, senza mai sfiorarne un cuore, un intimo. L’anima è ciò che di più corporeo vi è in un corpo.

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~ di ariemma su gennaio 11, 2009.

12 Risposte to “Penetrata, l’anima”

  1. un pò come dire che toccare l’anima non è soltanto toccare un corpo, ma tutti i suoi strati, fino ad arrivare alla sua essenza, come il corpo di una rosa, quando si sfoglia…

    Grazie del tuo passaggio
    ciao
    C.

  2. dimenticavo di chiederti, è per caso un’immagine del Goya quella sopra raffigurata…?

  3. Concordo, in un certo senso, con quel che scrivi. Tuttavia sono diffidente nei confronti di qualunque opposizione (dal sapore inequivocabilmente cartesiano) che ci ponga in una modalità di pensiero ‘aut aut’. In questo, sono stata profondamente toccata dalla filosofia di Merleau-Ponty, dalle religioni orientali (così superbamente orientate verso l’et-et, la com-prensione, l’unità) e, in generale, da ogni pensiero che tenti di ricondurre tutto verso l’Uno (Plotino, perché no). Non si può, e non si deve, separare il corporeo dallo spirituale. Questo è, in sintesi, il mio pensiero.
    V

  4. @ Valentine: Allora siamo d’accordo, in un certo senso. Ma io non posso che spingermi più in là, negando l’uno, la sua compattezza. C’è l’esposizione. Quello che tu chiami “spirituale” non può distinguersi dal corpo, perchè ne è il respiro, cioè lo “spirito”, l’andare e il venire dal corpo, l’anima dell’animale.
    @Carla: figurati, è stato un piacere. Bella la tua immagine della rosa. Sì, hai proprio ragione. L’immagine non è di Goya, bensì “il bacio della sfinge” di F. Von Stuck.

  5. @Tommaso
    se per ANIMA intendiamo l’essere-in-vita di un corpo biologico, nulla osta; altrimenti la questione si fa “enigma”. L’esposizione di ogni ente dotato di corpo biologico è “esposizione-al-nulla” e come tale può essere rappresentato solo dall’arte, che empaticamente coinvolge l’inconscio di ogni osservatore “sensibile”.

  6. @ calimero: la prima che hai detto:) Non mi è chiaro tuttavia il passaggio all’arte. Cioè, non posso che essere d’accordo a proposito dell’arte. Ma penso che si è esposti sempre a qualcosa, e non, in primo luogo al nulla. Altrimenti la tesi si rovescia: non sono esposto a nulla:)

  7. Penetrare l’anima significa giungere lì dove il senso – il sentire che si fa (in)audito – è la massima espressione del tangibile, del percorribile.

  8. @Tommaso
    l’esposizione come aperura originaria al mondo “senza tutele”, dis-incantata, pre-vede il NULLA come con-clusione dell’esporsi, come orizzonte invalicabile, che potenzia il contingente percepibile (l’espressione artistica si fa sublime/Leopardi) ma che de-potenzia ogni pro-getto perchè ad esso sottrae il futuro.
    Un grandioso tentativo per superare questo stallo fu la proposta di Nietzsche:l’Übermensch come colui che si lascia vivere integralmente, espressione di una “natura” che basta a sè stessa e che eternamente si ri-pro-pone di generazione in generazione.

  9. @calimero: un Nulla ci separa:) “Nulla” termina l’esposizione, è vero. Ma questa tua affermazione contraddice quella più sopra dove affermi che si è esposti al Nulla. O l’una o l’altra. Se il nulla conclude l’esposizione, significa che l’esposizione è chiusa al Nulla. Cosa che condivido. Non mi è chiaro il seguito, in verità. Mi fa paura quell'”integralmente”.

  10. @Tommaso
    per “esposizione-al-nulla” intendo questo particolare “sentimento”:
    l’inquietudine ineludibile, generata dall’aspettative sotto traccia di una fine annunciata immanente/imminente/imprecisata. L’angoscia (in senso heideggeriano).
    Per “esposizione” autentica ed “integrale” intendo l’attenzione contingente (fenomenologica) alla cose/eventi che di volta in volta si offrono per essere inseriti in un pro-getto inter-soggettivo (non autistico), temporalmente e, ineluttabilmente, circoscritto, di autorealizzazione collettiva. Rimane aperta la questione dei fondamenti etici dell’azione pro-posta (leggi ragione di stato, deriva ideo-logica “totalitaria”).

  11. @calimero: allora meglio dire angoscia, il nulla non c’entra. Non riesco a seguire Heidegger su questo punto. Inoltre “esposizione integrale” è un ossimoro. Se c’è intergralità, non c’è esposizione. Ne devi convenire. C’è un problema sull’etica, certo. Ma questa non può prescindere, sempre, dall’esposizione.

  12. @Tommaso
    probabilmente non con-cordiamo sul termine “esposizione”…

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