Filosofia e nudità: la tesi che sostengo

majaSegnalo la pubblicazione sulla rivista Kainos di un mio articolo che riassume le mie principali posizioni teoriche in merito alla nudità. Ontologia, estetica e politica dell’esposizione. QUI il link all’articolo.

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~ di ariemma su febbraio 24, 2009.

18 Risposte to “Filosofia e nudità: la tesi che sostengo”

  1. Ho iniziato la lettura e mi sono fermato su un primo punto;
    sull’enunciato: ” … il nulla si sottrae all’esposizione …”, pro-pongo:
    Poniamo di essere davanti ad una lavagna, usata solitamente per “esporre” segni, simboli, ecc., e di verificare che essa è stata accuratamente pulita. Se chiedessimo ad uno studente di descriverci ciò che vede, probabilmente risponderebbe: “nulla!”.
    Così dicendo, però, non ci confermerebbe che il “nulla” ha, anch’esso, una sua ex-posizione ?
    Dire che nulla si sottrae all’esposizione, non vuol forse dire che l’insieme (teoria degl’insiemi) di tutte le cose ex-ponibili ingloba anche il “nulla”. Tant’è vero che nella stessa teoria sopra menzionata è pre-visto anche l’insieme “vuoto”: l’insieme vuoto, cioè, perimetra (de-limita) il nulla …
    Chiedo lumi.

  2. Per me la questione è abbastanza semplice: è, come sostengo nel mio libro, il difetto d’origine della filosofia. Dovrebbe provenire dalla scuola eleatica, e in particolare da Parmenide, anche se molti dicono che il pensiero di Parmenide sia stato tramandato in modo non veritiero. Fu in ogni caso perfezionato da Platone, che, col suo mondo delle idee, c’ha infine convinto che esiste tutto quello che nominiamo.
    Ora, applicato al termine “nulla”, succede che un termine, utilizzabile in modo del tutto appropriato in varie situazioni vitali, vedi anche l’esempio della lavagna di Aldo, ci debba poi imporre (proprio perchè c’è la parola) che si possa pensare il nulla, anzi che ci si possa scriverne interi tomi. E’ un gioco linguistico, come direbbe il buon Wittgenstein, tutto qui.

  3. @Aldo: Allora vediamo un po’. Quello che tu chiami nulla è detto in senso improprio. Ovvero è possibile cogliere in fallo lo studente che alla domanda “cosa vedi?” dice “Nulla”. Perchè non è vero: vede la lavagna. Ma così è troppo facile. Credo che tu confonda l’assenza di qualcosa con il nulla che è assenza integrale. Il nulla propriamente tale sfido a vederlo. Piuttosto ci sarà l’apparizione o la non apparizione di qualcosa “per me”. Che non vuol dire affatto il nulla.
    Per quanto riguarda l’insieme vuoto, dovresti sapere(visto che citi la teoria degli insiemi) che è un insieme universalmente “incluso”, ma non può essere elemento di nessun insieme. La teoria degli insiemi distingue due tipi di relazione: appartenenza e inclusione. L’insieme vuoto è universalmente incluso, ovvero è sempre un sottoinsieme, ma non è mai presentato, cioè non appartine mai ad un insieme. Quando scrivo “il nulla si sottrae all’esposizione” dico proprio questo: che il nulla è incluso in questa tesi come ciò che non appartiene all’esposizione. Ma dire che l’insieme vuoto sia nulla è già concedere troppo. Non credo sia corretto perchè, benchè contenga il nulla, un insieme (anche l’insieme vuoto) è pur qualcosa.

    @ Vincenzo: Non credo che la questione del nulla sia riducibile a problema linguistico perchè tu sostieni proprio quello che dico io. Ovvero che il nulla non esiste. E che, per quanto lo nominiamo nell’uso comune, non signifca che abbiamo nominato il nulla.

  4. @Tommaso
    Non so se siamo d’accordo, ma io, come Wittgenstein, penso che nel linguaggio sta tutto a posto finchè non ci mettono le mani i filosofi.
    Si potrebbe immaginare una situazione in cui qualcuno cerchi qualcosa in un certo posto e, guardando non ne trovi: dirà non c’è nulla. Questa elementare esigenza d’informazione potrebbe considerarsi come la possibile fondazione del termine “nulla”. A qualunque essere parlante, è chiaro come si usa il termine “nulla”: a tutti tranne che ai filosofi che estrapolano dal nulla di qualcosa al nulla assoluto. E questo nulla assoluto esiste o non esiste? Proprio un problema da filosofi!

  5. @Vincenzo: Ok, si vede che con la filosofia non vuoi andare d’accordo. Però credo che tu almeno sappia chi sia Wittgenstein: ovvero un filosofo. Ora, se tu ti fai consigliare da un filosofo di non dar retta i filosofi, fattelo dire, sei un po’ confuso:).
    Inoltre non mi sembra che il senso del mio articolo sia stato colto: quasi sicuramente per colpa mia. Comunque ,lungi da me parlare del nulla fine a se stesso. Avrei detto nulla:) La mia tesi è che la pura unità e il nulla si equivalgono. Che la purezza sia annientante, e che tutta la nostra tradizione ha ricercato l’uno, il puro, come se si trattasse di qualcosa di opposto al nulla. In verità, come tento di dimostrare nel saggio, è proprio il tentativo integralista, assicurante, e purista che più si avvicina al nulla. Il suo senso è l’annientamento. Pensare il nulla è importante per pensare il disastro. Mi meraviglia che tu, interessato all’ambiente, non ci pensi. Credo sia grave

  6. @Tommaso
    Il problema è un altro. La mia tesi è che la filosofia serve, altrocchè se serve, ma tanti filosofi ne hanno fatto un cattivo uso. Ora, io ho letto certo affrettatamente il tuo saggio,ed è per questo che non ero entrato nel merito. Quello che tu dici però, l’ho colto, il tuo punto di vista lo condivido, almeno in linea di massima. Quello su cui non concordo con te, è di seguire gli stessi metodi dei filosofi che vuoi confutare, dimostrando in sostanza che la logica dell’argomentazione è il punto fondamentale. Credo davvero che questa sia vecchia filosofia, che la logica, o è al servizio di una “ragionevolezza”, oppure, se si erge a criterio oggettivo, diventa fine a sè stessa. In fondo, si potrebbe dire con un paradosso che non è logico adorare la logica. Dammi un po’ più di tempo per leggere il tuo saggio, ed entrerò nel merito.

  7. @Tommaso
    .. Credo che tu confonda l’assenza di qualcosa con il nulla che è assenza integrale. Il nulla propriamente tale sfido a vederlo ..
    Lo studente quando guarda la lavagna, astrae da essa come contenitore di simboli, come “altro”, in quel momento irrilevante, rispetto ai contenuti su cui si indirizzava la domanda. Il suo “nulla” è un giudizio, derivato dai sensi, tra cui la vista, sull’assenza totale (radicale) di qualsiasi cosa, intesa come “contenuto”. Quando non vedo “niente”, concettualmente, vedo il nulla. Il cieco “totale” ogni istante si confronta con il nulla (estetico)..
    Penso che de-limitare astrattamente un luogo mentale entro cui l'”assenza” la fa da padrona (insieme vuoto) sia un “non senso” ovvero, come dice Vincenzo, irragionevole e che, quindi, l’insieme vuoto non sia “qualcosa”.

  8. @Aldo: lo studente non fa esperienza del nulla, semplicemente perchè fare esperienza del nulla significa non fare esperienza alcuna. Quando dice “nulla”, in questo caso, si tratta sempre di un “nulla relativo” ovvero di un non-nulla, di qualcosa. Come quando si chiede a una persona sovrappensiero:”a cosa pensi?” e la risposa è ” A niente”, in verità si tratta di un niente-di-importante o di un niente-che-ti-riguarda, cioè al niente si aggiuge senpre qualcosa e dunque non si ha mai il niente puro, cioè il niente e basta.
    Quanto all’insieme vuoto, nessun matematico serio lo confonderebbe con il nulla. Almeno stando alla teoria degli insiemi, a cui rinvio(utile su questo punto qualsiasi manuale). Se poi vuoi riformularla, beh, auguri 🙂
    Poi il cieco totale: penso senta costui, o tocchi, e tutto ciò che tocca e sente è pur qualcosa. Mai il nulla dunque, soprattutto estetico.

    @Vincenzo: Non ci trovo niente di male nell’argomentare. Anzi posso confutare, e dunque offrire un contributo alla filosofia, solo se offro delle argomentazioni. Chi sostiene il contrario, come dimostrò Aristotele, è già caduto in contraddizione e il suo discorso non ha significato. Mi pare ovvio

  9. @Tommaso
    … al niente si aggiuge senpre qualcosa e dunque non si ha mai il niente puro, cioè il niente e basta …
    Dissento: su quella lavagna lo studente vedeva l’assenza “totale” (radicale) di contenuti, della totalità degli enti rappresentabili, non, quindi, rispetto a qualcosa, ma al “tutto”(l’universa terra).
    Se poi vuoi riformularla, beh, auguri …
    Distinguerei nettamente tra il pensare “matematico” (matematico serio) e il “pensiero che pensa il pensare matematico” (filosofo serio).
    La teoria degl’insiemi definisce “insieme” una collezione di oggetti chiamati elementi dell’insieme; ne inferisco logicamente che postulare un insieme “vuoto” sia un “antinomia” (B.Russell).
    Ovviamente l’insieme vuoto ha una sua “coerenza” all’interno della teoria stessa, ma, da un punto di vista filosofico, a me pare un postulato “debole”, o meglio, inconsistente …
    Non tutto il “pensabile”, per la filosofia, ha diritto di cittadinanza e, nel contempo, nulla può essere negato al pensare filosofico quando fa “ricerca”…
    Grazie per gl’auguri.

  10. @Tommaso
    Non so perchè mi citi erroneamente, se per verve polemica o per distrazione di lettura: io ce l’avevo con la logica assurta ad unico criterio di scelta. L’argomentare senza aggettivi e specificazioni che è quello che pratico, come credo appaia ampiamente anche in questi brevi commenti, è fatto di tante cose, anche di passaggi logici, naturalamente.
    Non credo tuttavia che per convincere qualcuno, io debba dimostrare alcunchè, perchè non ritengo che nulla sia dimostrabile, meno che mai che iil mio interlocutore sia in contraddizione logica, come fate tutti i filosofi tradizionali, incluso Aristotele, naturalmente. L’ho detto a premessa: tu, Severino e tanti altri illustri filosofi mutuate questa concezione della filosofia dalla tradizione greca. Però, mentre io considero Platone in errore, ma pur sempre un genio, credo che oggi i tempi siano maturi per fare entrare pienamente nella filosofia le riflessioni sul linguaggio, che non significa rifarsi soltanto a Wittgenstein: mi pare che siamo in molti a trovare che tante cose di filosofia scritte negli ultimi secoli appaiano sostanzialmente come fini a sè stesse.

  11. @ Aldo: Le tue parole confermano, invece,quello che io dico. Quando tu dici che lo studente vede un niente di contenuti, vede appunto un niente-di-contenuti cioè mai il nulla puro. Sbaglia lo studente a dire “nulla”, perchè in realtà 1)vede qualcosa 2)il suo nulla si riferisce ai contenuti di significato sulla lavagna. Ripeto: lo studente quando risponde “nulla” sottintende sempre il nulla di qualcosa. Mi pare ovvio.
    Quanto all’insieme vuoto, ripeto che la tua concezione è errata sia filosoficamente, sia matematicamente. E anche questo mi pare ovvio. Non basta citare Russell(dovresti tra l’altro sapere che la teoria matematica ha fatto un po’ di progressi da quasi UN SECOLO a questa parte).
    Resta il fatto che dire insieme vuoto (un concetto matematico) è altra cosa da dire il vuoto, o il nulla,(un concetto filosofico) Equipararli è un errore logico (l’argomentazione non regge), filosofico(perchè il nulla non è un insieme) e matematico (perchè l’insieme vuoto non è il nulla)

    @Vincenzo: ok sarai contro la filosofia, sarai contro la logica, però, onestamente, il tuo ultimo post mi sembra non abbia senso alcuno e sfido qualsiasi lettore a superare le contraddizioni che metti in campo. A me sembra che tu ti affanni un po’ a “dimostrare” quello che dici. Tra l’altro, la cosa buffa, è che ti fai sponsor di un “argomentare senza aggettivi e senza specificazioni”(ti cito correttamente). Proprio tu, che hai scritto un testo “L’ideologia VERDE”:) E poi, io al tuo posto farei un piccolo esercizio di studio serio, di familiarità almeno con qualche testo di quella tradizione filosofica che critichi in blocco e senza un briciolo di argomentazione valida. Si fa presto a dire quello che dici (che non ha, poi, granchè significato, credimi).

  12. @Tommaso
    Riassumo.
    Tu dici:lo studente vede..appunto un niente-di-contenuti.
    Preciso, al contrario, che sul quel “supporto” lo studente vede un “niente-di-tutto” (e non un niente-di-qualcosa) e con questa allocuzione intendo il “nulla puro”. Se lo studente vede “qualcosa”, come tu dici, allora quel qualcosa è il “nulla puro”.
    Sull’insieme vuoto.
    Tu dici: “… perchè l’insieme vuoto non è il nulla”.
    Prescindo dalla teoria degl’insiemi nel suo complesso. Mi sono focalizzato solo su un suo postulato (proposizione non dimostrata e non dimostrabile che viene ammessa come vera, in quanto necessaria ai fini di una dimostrazione). Ribadisco che l’insieme vuoto, sotto il profilo logico-filosofico, è un postulato contraddittorio: se per “insieme” si intende una collezione di elementi (un insieme-di-qualcosa) è assurdo argomentare che esista un insieme-di-nulla. L’insieme-di-nulla, posto che esso sia il risultato di una totale sottrazione dei suoi elementi, non può essere definito “insieme” (semantica) e, quindi, implode concettualmente, si nullifica ovvero diviene “nulla”.
    Continuerò faticosamente a fare “ricerca” tra gl’enti che abitano la terra, con la convinzione che “nessuno” possa proclamare di sapere qualcosa “incontrovertibilmente”.
    Buona giornata.

  13. @Tommaso
    Potremmo alla fine concludere, almeno su questo tu ed io concordi, che un vero filosofo è quello che si chiede se il nulla assoluto esista o non esista, e quelli che non si fanno questa domanda, che pensano che argomentare non debba necessariamente dimostrare logicamente qualcosa, sono un’altra cosa.
    Per darti un esempio, comunque, di cosa possa essere un punto di vista diverso, consideriamo l’affermazione di Nancy, che dice che anche un oggetto inanimato può toccare. Ecco, quest’affermazione per me sta semplicemente a suggerire un uso innovativo del verbo toccare, nient’altro che questo. Naturalmente, ciò può anche essere della massima importanza, ma il modo in cui Nancy lo afferma, per molti di noi è stravagante, tutto qui: una certa stravaganza sembra essere una caratteristica precipua dei veri filosofi, anzi ne costituisce, dal loro punto di vista, un merito.

  14. @Vincenzo: Il vero filosofo credo sia colui che pone come suo problema il benessere e il malessere (la filosofia non ha fatto altro). Se parla del nulla è perchè vuole intercettare il malessere contemporaneo. Sia tu che Aldo alla fine mi sembrate fermi su dettagli che non hanno molto senso nell’economia generale della mia ricerca. A differenza di altri, il filosofo credo debba avere un approccio globale alle cose. Il dettaglio di Nancy su cui ti sei soffermato, ad esempio, va letto all’interno del senso del mio discorso, che mi sembra non venga mai discusso, per deviare su questioni fini a se stesse. Se io mi interesso del nulla non è per pormi chissà quale grande quesito sulla sua esistenza, ma per decifrare il malessere che tocca tutti noi. Che desideriamo essere qualcuno, unici, integri, sicuri, inviolabili. Questo desiderio comune credo sia annientante e negativo dello stare con gli altri, ovvero del benessere.
    Il non filosofo è, allora, colui che riflette su cose fini a se stesse. Quello che, come diciamo a Napoli, si “azzecca”. Quello che si ferma a parlare “solo” del nulla e simili cose, per intenderci.

    @Aldo: purtroppo quello che dici non viene mai dimostrato, ma solo enunciato. Puoi ripterlo ad oltranza, ma resta solo un’opinione. E, a dire, si può dire tutto. Pure niente, un niente-da-dire :).

  15. @Tommaso
    Il vero filosofo credo sia colui che pone come suo problema il benessere e il malessere … Se io mi interesso del nulla .. è per decifrare il malessere che tocca tutti noi ..
    Sia tu che Aldo alla fine mi sembrate fermi su dettagli che non hanno molto senso nell’economia generale della mia ricerca …
    Rispondo. Io mi sforzavo di dire che intercettare il nulla, riconoscerlo nelle ideazioni dell’uomo, conviverci, non è
    un niente-da-dire, ma un modo per non “patirlo”, per non temerlo, per viverlo rimanendo integri. Potenziati nello spirito, perchè sappiamo con “cosa” abbiamo a che fare.
    Ma ormai è tempo di fermarsi e di con-cludere il confronto, perchè questo ri-argomentare scade nel niente-da-rispondere.
    Firmato: Quello che si “azzecca”.

  16. @Tommaso
    Sei riuscito a rivoltare la frittata: sarei dunque io a parlare del nulla? Evidentemente sono proprio incapace di farmi intendere. Sarà ora di sospendere questa querelle: magari la riprendiamo in altre occasioni.
    Ti dirò che apprezzo il tuo modo di argomentare, ed anche quello di Aldo, certamente. Vorrei solo raccomandarti un maggiore distacco: filosofia e saggezza dovrebbero andare a braccetto, e…non dirò altro

  17. Consiglio di leggere un brevissimo saggio di Henri Bergson: “Il possibile e il reale”. Qui Bergson tratta appunto il “problema” del nulla. Lo riassumerò brevemente: quello del Nulla non è un problema, ma uno pseudo-problema metafisico. Il Nulla – dice Bergson – è soltanto una questione di “rilievo” e di attenzione, cioè di orizzonti di ricerca: <>. Dunque il nulla è “più pieno” del Tutto, in quanto è un Tutto con, in più, <>.

  18. Grazie per il tuo consiglio, caro Robertp. Tuttavia come ho cercato di dire nel mio articolo, non è la questione del nulla il problema, ma l’integralismo e l’annientamento.

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