Fare corpi. Filosofia e chirurgia estetica

Pubblico la sintesi del mio intervento al Making Art Festival di Marconia lo scorso 25 agosto.  Ulteriore materiale per la discussione di “Contro la falsa bellezza”]

Filosofia e chirurgia estetica

La filosofia non è un sapere, il filosofo non è un esperto.  La filosofia è piuttosto un rapporto con il sapere, un rapporto amoroso.

L’etimologia nota della parola ci dice che il termine filosofia sta per amore per il sapere.

Il che tuttavia non significa che il filosofo desidera sapere.

Significa piuttosto che ci si rapporta al sapere come farebbe un amante, o uno che ci tiene molto. Il filosofo non mette da parte il suo oggetto di studio – il sapere – ma lo vive, lo comprende, penetrandolo. Il filosofo si rapporta al sapere come farebbe un amante, e ci sono allora tante filosofie quanti sono i modi di amare.

Ma che cos’è il sapere, a questo punto? Nient’altro che ciò che ci portiamo dentro, che abbiamo assaporato dalla nostra tradizione e dalla nostra esperienza, qualcosa che resta.

Alla filosofia non interessa ogni sapere, ma il primo sapere, il sapere dei concetti fondamentali che ci consentono di orientarci nell’esperienza, di dire: questo è bello, questo è giusto, questo è vero.

La filosofia interroga ciò che sappiamo, ciò che ci portiamo dentro, circa il senso della bellezza, della politica, della verità. E io oggi vorrei parlarvi di tutte queste cose insieme.

Lo farò scegliendo un punto di partenza insolito, ma strategicamente molto utile: la chirurgia estetica – qualcosa che fa parte del nostro sapere, oggi più che mai.

Dico strategicamente utile, perchè mi permette di contaminare la filosofia con qualcosa di mondano, di fare della pop filosofia. E inoltre mi permette di raccogliere diverse questioni, di prendere molti piccioni con una sola fava.

Cominciamo allora con il porre una prima questione: nell’epoca di internet e delle identità virtuali, degli avatar, l’aspetto del nostro corpo è ancora un problema. Anzi è sempre più un problema. Siamo costantemente messi in crisi da come il nostro corpo appare.

Ma non doveva il virtuale sopprimere il materiale e il carnale, non doveva il web farci abbadonare il nostro corpo, secondo quanto romanzi e film da anni ci raccontano e gli studi sociologici prevedono?

Invece, come è possibile constatare, accade l’esatto opposto. Come se il web e l’ossessione per la forma del corpo si alimentassero a vicenda, come se rete e corpi fossero accomunati dallo stesso desiderio. Ed è, infatti, proprio così.

Entrambi i mondi sono attraversati da un desiderio di raggiungibilità.

Grazie alla rete possiamo adesso raggiungere sempre più persone. Connettersi significa in primo luogo questo. Non è fatta del resto da indirizzi, la rete?

E la nostra tecnologia più diffusa, il cui dominio si situa tra il corpo e la rete, ovvero la telefonia mobile, non è anch’essa attraversata da un desiderio di raggiungibilità? E la nostra economia non è forse determinata dal fatto di raggiungere obbiettivi, mete, e nello stesso tempo, per non far arrestare il sistema, questa stessa economia  non sposta continuamente mete e obbiettivi creando ansia e insoddisfazione?

Quel che accade nell’intervento di chirurgia estetica non ha forse a che fare con questa raggiungibilità, con questa possibilità di raggiungere, senza che mai si raggiunga davvero qualcosa?

Come si vede, il desiderio di raggiungibilità ha a che fare con un particolare modo di raggiungere: indotto, guidato e sempre più privo di soddisfazione.

Nel caso di internet, dei cellulari, e della chirurgia estetica questa raggiungibilità abolisce la lontananza, ma mantiene la distanza. Abolisce cioè la tensione, il sentimento, l’immaginazione, propri  della lontananza.

Un tale modo di raggiungere ha potuto consolidarsi solo all’interno di una società dominata da un primato della visione. La visione, infatti, è ciò che abolisce la lontananza, ma mantiene la distanza.  

La chirurgia estetica è nata all’interno di questo orientamento culturale: grazie a quel desiderio e al primato della sfera visiva.

Ho illustrato nel mio Contro la falsa bellezza. Filosofia della chirurgia estetica come la chirurgia estetica nasca proprio all’interno di un vero e proprio processo di visualizzazione crescente, con effetti di vergogna corporea e di odio per la nostra parte nel mondo. Dovrebbe, allora, essere già implicitamente chiaro che se il desiderio che anima la chirurgia estetica è anche e soprattutto un desiderio di bellezza, quest’ultima sia un falsa bellezza: perché la vera bellezza abolisce la distanza e mantiene la lontananza. Perchè la vera bellezza è innanzitutto plurale e irriducibile, a differenza di quella imposta, “da raggiungere”.

Il fare corpo esplicitato

Il desiderio che anima l’intervento chirurgico consiste nel raggiungere un corpo.

Un corpo che si vede, un corpo da far vedere. La diffusione della chirurgia estetica ci mostra come il corpo sia costruibile, come il corpo sia un fare corpo, e che non ci sia mai stato per l’uomo un corpo naturale. Dopo il body building, la chirurgia estetica esplicita in modo definitivo la realtà costruttiva del corpo.

Se il body building si ferma a grasso e muscoli, la chirurgia estetica si spinge ben oltre.

L’uomo non ha un corpo, ma fa corpo.

Ora, la chirurgia ci fa vedere come, da un lato, sia impossibile ritornare a un corpo naturale o difendere un corpo naturale, dall’altro lato però è come se amministrasse il nostro fare corpo, se dettasse le sue regole.

Fare corpo è ciò che ci sorprende dell’umano. L’uomo fa corpo con l’arte, con una manifestazione politica. Esistono diversi modi di fare un corpo. L’uomo fa corpo amando.

Invece, la cultura legata alla chirurgia estetica prescive che si faccia corpo solamente con il proprio singolo corpo, la cui figura è rimandata da specchi, foto, video.

É noto il divieto dei chirurghi di non assomigliare alle star, quando il primo impulso è proprio somigliarvi, fare un corpo a due. Ci dicono: dovete cambiare il vostro corpo, ma dovete restare voi stessi. Il corpo da fare è sempre e solo il vostro.

Rimuovere la lontananza, ma mantenere la distanza: come si vede, il motto non cambia.

La chirurgia fa implodere il fare corpo, lo rende in un certo senso schizofrenico: da un lato dobbiamo costruire il nostro corpo, dall’altro lato esso deve apparire il meno costruito possibile.

Rifarsi davvero

Come resistere allora all’implosione del fare corpo, alla sua limitazione?

Prendendo alla lettera il rifarsi. “Appena ho 18 anni mi rifaccio”, potrebbe gridare oggi una ragazza, dopo aver letto della recente legge italiana sul ritocco del seno. Ed è ciò che dobbiamo augurarci. Che si rifaccia davvero, però. Sulla società, sugli imperativi estetici dominanti. La chirurgia estetica viene di solito vista come reazione alla non accettazione di sé, quando in realtà essa è piuttosto l’accettazione dei nuovi ordini estetici, di ciò che si impone oggi di raggiungere, per non restare indietro.

A far problema oggi è il nostro far corpo, il nostro unirci a qualcosa e a qualcuno, è l’incidere su un insieme di un di più, apparentemente insignificante. Del resto, quando si va dal chirurgo lo sappiamo benissimo: che un particolare può cambiare tutto. Lo dimentichiamo tuttavia quando si tratta di pensare al nostro apporto all’interno della società: crediamo che sia una piccola cosa, che nulla cambi.

Si tratta allora di risvegliare quel sapere di cui la chirurgia estetica si nutre e che nello stesso tempo mette a tacere: il potenziale plastico della più piccola variazione.

La chirurgia estetica odia la plasticità, odia la potenza della parte.

Non può essere separata dalla politica, da ciò che noi sappiamo dell’agire politico. La nostra democrazia ha bisogno di più di un ritocco, il nostro entusiamo nell’agire ha bisogno dello stesso coraggio con cui molte persone si sottopongono all’intervento chirurgico.

Perchè la vera bellezza è innanzitutto questo: l’essere toccati dal singolare e mai dall’omologazione.

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~ di ariemma su novembre 2, 2010.

5 Risposte to “Fare corpi. Filosofia e chirurgia estetica”

  1. Concordo sul fatto che la chirurgia estetica diminuisca l’immaginazione anche perchè “i rifatti” si assoigliano tutti, sembrano tutti parenti!!!
    Per quanto riguarda internet invece trovo che aumenti l’immaginazione e la creatività, ovvimante dipende dall’uso che di questo mezzo si fa.

  2. […] Fare corpi. Filosofia e chirurgia estetica (via TOMMASO ARIEMMA) In Imola on novembre 3, 2010 at 15:06 [ Pubblico la sintesi del mio intervento al Making Art Festival di Marconia lo scorso 25 agosto.  Ulteriore materiale per la discussione di "Contro la falsa bellezza"] Filosofia e chirurgia estetica La filosofia non è un sapere, il filosofo non è un esperto.  La filosofia è piuttosto un rapporto con il sapere, un rapporto amoroso. L’etimologia nota della parola ci dice che il termine filosofia sta per amore per il sapere. Il che tuttavia non sign … Read More […]

  3. Molto interessante. Il discorso intorno alla bellezza, alla distanza e alla lontananza, mi sembra girare intorno al concetto di misura. Oggi, poi, si parla molto della smisuratezza della tecnologia che riduce ogni distanza e cacella l’alterità. Ma può mai darsi una bellezza anche nel campo smisurato della tecnica?

  4. il filosofo desidera sapere perchè egli si interroga sempre…
    (come i bambini 🙂 come chiunque dovrebbe fare.
    bellissima la chiusa, sono d’accordo!
    La vera bellezza assurge ai livelli più alti senza bisogno di canoni perchè la sua gerarchia è unica.
    ciao Tom

  5. Ringrazio ancora una volta il Prof. Ariemma che ha portato al Marconia Making Art Festival questo interessantissimo ed accattivante argomento!
    A presto

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