Marc Jongen: L’uomo come esperimento di se stesso. Perché la clonazione non è un orrore

[Il testo fece scalpore quando uscì. Fu tradotto in Italia su Libero (31/12/2002). Con il titolo “Perché la clonazione non è cosa orribile”. Recuperato in un forum di discussione nel mare del web. Non poteva mancare nella mia Biblioteca Testi]

“L’uomo come esperimento di sé stesso. Perché la clonazione non è un
orrore”: con questo articolo pubblicato sul giornale tedesco “Zeit”, il
filosofo Marc Jongen ha acceso in Germania il dibattito sulla clonazione.
Il suo è stato il primo forte sì all’ingegneria genetica.

di Marc Jorgen

Friedrich Nietzsche sosteneva che lo studioso dovesse avere il coraggio di
appropriarsi del passato, oggi un tale gesto intellettuale – mi rendo conto
– è attuabile solo con il coraggio della disperazione. L’attuale clima di
cambiamenti nel sistema di valori e nel sapere, in un mondo in continua e
sempre più rapida trasformazione, portano contemporaneamente alla necessità
e insieme all’impossibilità di inserire gli abiti intellettuali del passato
nel proprio attuale disegno teorico. Il pensiero filosofico però è sempre
stato caratterizzato dall’aporia, da affrontare con ostinazione. Qui mi
distaccherò dal dibattito attuale sulla clonazione riproduttiva e
terapeutica e sulla manipolazione genetica, per riferirmi ai presupposti
fondativi. Il dibattito sui geni ha raggiunto il culmine dell attenzione
mediatica. Vorrei difendere la tesi secondo la quale questa disputa sia il
sintomo del cambiamento epocale che si sta attuando.

Qual è l’argomento principale da trattare circa l’intervento tecnico
dell’uomo sulle barriere morali e di conseguenza giuridiche dell’uomo?
Robert Spaemann (Zeit 4/ 01) scrive «Il contrasto etico è chiaro: si tratta
di un’offesa alla dignità umana, che proibisce agli uomini di assoggettare
altri uomini come mezzi per i propri scopi» Non c’è bisogno di citare
Nietzsche – “Ohren noch hinter den Ohren”, avere orecchi dietro gli orecchi
– per sentire la voce dell’Umanesimo e cogliere la sua impronta classica.
Ma ci si interroga anche sul come questa voce (dell’Umanesimo) un tempo
autorevole sia diventata flebile anzi muta.

Ragione senza tempo

Uno studioso/musicologo non avrebbe dubbi: la voce del passato non ci
raggiunge più. A lungo, nell’ambito di una “ragione senza tempo”, la forza
del paradigma umanistico si basava solo ed esclusivamente su uno spazio
dell’anima corrispondente all’uomo, che oggi si sta dissolvendo. Il
discorso di Spaemann è degno e rispettabile e le sue ragioni sono nobili

– lo dico senza alcuna ironia – diversamente da quanto direi di Craig
Venters. La naturalezza con la quale parla di ” offesa alla dignità umana”
e di “obiezione etica” svela però un peccato di omissione. Il corpo, quale
fondamento delle tavole dei valori cristiano-umanistici, è consumato ormai.

La biotecnologia

Molto chiaro il discorso di Johannes Raus sulla biotecnologia: la dignità
della sua carica e il tono sacerdotale delle sue argomentazioni umanistiche
per un momento riportano allo splendore di quel periodo. La replica a
Spaemann da parte di Reinhard Merkel e stata simile a quella del
Cancelliere al Presidente: non dobbiamo illuderci che in questo clima
radicale e antiumanistico il concetto di’ dignità umana’ abbia un unico
significato.

Nel suo saggio “Maschine, Seele und Weltgeschichte” (Macchina, Anima e
Storia Universale) del 1980 Gotthard Gunter parla della nascita di un nuovo
Tipo d’Uomo (Menschen Typ), la cui mentalità si distingue per un aspetto
essenziale da quella degli antichi tipi. Mentre l’antico europeo, formato
dal Cristianesimo e dall’Umanesimo, era avverso e preoccupato di fronte a
qualsiasi intervento tecnico e meccanico sull'”io”, Gunter parla di
riproduzione e di compimento del soggetto attraverso il computer (la
tecnologia).

Cristiani e non

La manipolazione genetica va inserita in questo complesso fenomenico
(Phanomencomplex). Individua due tipi di reazione: quella del tipo d’uomo
cristiano e conservatore, europeo, che in fondo non concepisce il futuro.
Quella del tipo americano lascia invece presumere che abbia inizio una
spiritualità verso l’esterno e che nell’era a venire si farà esperienza di
una totale apertura.

E superfluo spiegare come le posizioni di Spaemann e Merkel si traducano
sul piano politico. Gli stessi Raus e Schroeder sarebbero correlati a
questo schema di tipi ideali. La citazione di Gunter è importante per il
suo cenno alla dimensione storico metafisica del cambiamento di paradigmi
di cui si sta parlando e per il riferimento ad uno spazio temporale di cui
dopo millenni sentiamo la mancanza.

La caratteristica primaria di questa epoca vede l’uomo nel mondo come
soggetto. Di contro c’è lo stupore dell’antico di fronte alla fisica e la
cristiana umiltà di fronte alla trascendenza di Dio. Uno stato d’animo di
sottomissione ad un oggetto primario superiore da cui derivavano una
posizione logica ed epistemologica nell’ordine delle cose. Non è esagerato
considerare filosofia e religione come derivati di questa disposizione
spirituale.

L’Era dell’uomo

Da qui in poi, mi si conceda almeno un accenno alla futura
Era dell’Uomo, contro cui si levano onde di sdegno a causa della tecnologia
genetica. È la reazione logica dell’animo dell’antico europeo di fronte
alla perdita di pietas che secondo lui accadrebbe nel ‘tipo americano’, il
quale invece si appella all’ incompletezza della creazione e lavora per
completarla. In questo sembrerebbe non esserci nulla dell’orrore di cui
parla Spaemann, con le parole: «la nostra visione dell’orrore» (l’orrore
sta nei desideri che dettano la fabbricazione umana e nella volontà di
superare la realtà). Per i transumanisti californiani Max More, Ray
Kurzweil e Marvin Minsky questa illimitata assunzione di potere da parte
dell’uomo non rappresenta affatto una visione d’orrore, bensì una splendida
prospettiva del loro amato Paese. E’ infatti presso l’Extropy Institute,
dove operano, che risiede il nuovo tipo umano. Per gli antichi umanisti
europei sarebbe stato come mettere i propri principi filosofici a
disposizione di una setta di buffoni. (…) La scienza invece attraverso le
informazioni, fornitele dalla ‘materia prima’, tenta non solo di ricreare
ma di arrivare anche a nuove creazioni.

Questo cambiamento di mentalità coincide con una nuova età del mondo. Una
simile rivoluzione ha un antecedente storico che, a posteriori, è visibile
nell’umanesimo classico che, nella sua bifrontalità di Giano, assume una
funzione di congiunzione psico-storica. Nei testi filosofici fondamentali
del Quattrocento si motiva la dignitas hominis medievale con la somiglianza
degli uomini a Dio. Questa somiglianza dagli umanisti, soprattutto in Pico
della Mirandola, è vista nelle potenzialità e nel potere della creazione
che non sono più rappresentati come privilegi divini.

Da Dio all’uomo

Con questa reinterpretazione dell’antica figura analogica della teologia si
realizza, letteralmente, una translatio imperii, un passaggio di potere, da
Dio agli uomini, nel cui corso il nuovo sovrano deve gradualmente imparare
a “riprendere possesso del regno, della forza e della magnificenza
dell’eternità nel tempo e della trascendenza nell’immanenza”.

Il dissolversi dell’uomo antico – il paradosso della consapevolezza di sé
da parte dell’uomo sta nel atto che l’uomo è ben lontano da un reale
possesso di se stesso. (…) L’uomo è come un animale che cerca se stesso,
ed è condannato a idearsi poiché egli non è nient’altro che il creatore di
sé. L’essenza dell’uomo e il passaggio fondamentale alla trascendenza di sé
sono alla base della famosa dottrina del Superuomo di Nietzsche. Oggi di
fronte all’attuale convertibilità tecnologica il suo pensiero risulta
profetico. (” Dovrebbero leggermi all’incirca verso l’anno 2000″, scrisse).

Cosa deriva da tutto ciò? Cosa dovremmo fare? Innanzitutto fermarci, ci si
dice. Ma non possiamo rimanere inermi, non ci rende più liberi il non
volere quanto è nelle nostre possibilità fare.

Liberazione

Per cominciare l”‘ apparato tecnico industriale” porta avanti quale
obiettivo la liberazione dell’uomo da una cerchio di costrizioni
prestabilite, ultraterrene e determinate dalla natura; poi mostra come il
progresso e l’applicazione delle scopertesia una “fatalità”, di fronte alla
quale ogni scelta etica del rifiuto, del tabù o del ritorno al passato
finisce con il diventare una lotta contro i mulini a vento.

Ci si deve domandare se le sfide della clonazione e della manipolazione
genetica siano da analizzare e processare con il metodo dell’etica, cioè
paragonandoli ai venerandi fantasmi della libertà, dei legami morali e
dell’autonomia del soggetto. Servono le raccomandazioni morali? L’individuo
(das Gestell), per usare un termine tecnico di Heidegger, non reagisce alla
raccomandazione morale, semmai ad un imperativo intellettuale di conoscenza
e creazione. Non vuol dire che siamo condannati a realizzare mostruosità,
siccome tecnicamente sono possibili; probabilmente però qualsiasi
intervento etico rimarrebbe sterile o senza effetto, e non permetterebbe al
livello tecnico delle operazioni di alzarsi.

“Der letze Mensch lebt am langsten” (Gli ultimi uomini vivono di più), in
questa profezia, Nietzche raggiunge la sua più perfida soddisfazione.
Merkel nella sua arringa sulla donazione genetica parla dell’impiego di
obiettivi moralmente elevati. Sottendendo il concetto di sofferenza
individuale a favore della fortuna dei migliori, la sua replica assume
importanza come processo storico di rilevanza storica.

L’aporia e l’ipocrisia di questi procedimenti spingono Gerhard Schroeder
alla ricerca di una legittimazione della biotecnologia. Le future
generazioni infatti, il cui lavoro e benessere dovrebbe essere assicurato
dalla biotecnologia sono debitori al proprio essere (DaSein e So-sein).
L’ethos umanistico della produzione e del consumo mette in corso un ciclo
di produzione umana, che consuma letteralmente l’humanum.

La legittimazione

Non va smentito il fattore umano nel cicloautopoietico
Natura-Cultura-Macchina. E il concetto del mondo antico: «Ciò che la natura
ha iniziato, l’arte deve perfezionare». Si intende la theia téchne, ‘l’Arte
divina’ dell’alchimia ermetica, la cui attualità filosofica è maggiore
della più citata teoria della fabbricazione dell’omuncolo (Homunculus
Fabrication).

Un altro ramo di studio alchemico è rappresentato dall’estrazione della
pietra dell’essere. La pietra filosofale, materiale e spirituale, è il
simbolo della ricerca e il suo significato metafisico corrisponde
all’informazione moderna. L’enigma rappresentato dalla variabilità del
lapislazzulo ci riporta ad oggi, alla “sostanza” dell’uomo come codice
scritto composto da variabili genetiche.

Processi ipercomplessi

La missione che il genere umano si trova ad affrontare nel proprio
esperimento su se stesso ci riporta ai processi ipercomplessi e ai rapporti
di interdipendenze sottintesi a qualsiasi opera e che vedono cooperare
necessariamente insieme natura e tecnica. Quello che l’alchimia aveva
presagito in una visione poetica del cosmo diventa realizzabile. La
determinazione genetica dà inizio a proprietà umane più complesse, in
questo contesto lo spirito e la natura sono in reciproco learn-feedback. Il
Dio che solo può salvarci non è un “Deus ex machina” che ci risolve i
problemi morali. Il consiglio etico deve essere inteso soprattutto in
questo senso: il miglior modo per operare al meglio nella tecnologia
genetica è quello di investire sulla intelligenza creativa.

[Traduzione di Laura Maletti]

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~ di ariemma su ottobre 6, 2012.

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