La parte migliore degli uomini

Di solito parlo dei libri che mi sono piaciuti. Ma questa volta farò un’eccezione. E poi basta con le eccezioni. Per esempio, non leggerò più romanzi scritti da filosofi, come in questo caso. La struttura narrativa risente spesso di mancanza di stile e la storia non prende mai davvero. In questo caso, il rapporto tra tre uomini e una donna, sullo sfondo delle rivendicazioni degli omossessuali dagli anni Ottanta ai giorni nostri. Una prova narrativa che sembrava promettere molto nelle prime pagine, per poi perdersi su che cos’è di sinistra o di destra, come nel peggiore dei dibattiti su Facebook. Credo che la migliore forma per scrivere di filosofia resti il saggio non accademico: permette una maggiore libertà e apertura, maggiore precisione e varietà di stili in un unico testo, con il risultato paradossale della creazione di una quasi unità in una serie di frammenti. In verità, La parte migliore degli uomini, l’avevo scelto per cercare degli  spunti per il mio nuovo libro sulla chirurgia estetica e la cultura del corpo. Come già nel mio precedente Contro la falsa bellezza, cercavo infatti qualcosa sulla dimensione della “parte”, perché quando si parla di corpo si parla sempre di parte, di far parte e prendere parte. Non si dà unità chiusa del corpo. Così mi sono lanciato nella lettura di questo romanzo e le cose più interessanti le ho trovate proprio nelle prime pagine. Il corpo, questa non unità, è qualcosa che non riusciamo mai ad afferrare e che piuttosto ci afferra, ci prende. Ma soprattutto “non esiste la parte migliore” (p. 70).

~ di ariemma su dicembre 13, 2013.

Una Risposta to “La parte migliore degli uomini”

  1. Capita spesso di voler marcare una linea, anche contro e non solo a favore, anch’io nel mio blog lo faccio ogni tanto, sebbene preferisca consigliare ciò che mi piace. Interessante il ragionamento sul corpo sezionato che nella cultura odierna prende il posto del quadro completo, forse proprio a causa di una tensione all’estetismo, al perfezionamento maniacale, al godimento porzionato/porzionabile del rapporto fisico.

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