Boris Groys, per Canone Inverso

Boris Groys, per Canone Inverso

“L’artista sembra aver perduto la tradizionale reputazione di autore paradigmatico, creativo o addirittura geniale. Nell’era moderna la creatività artistica era considerata esattamente come l’incarnazione della vera, autentica, genuina produzione umana, un ideale positivo condiviso dalla maggioranza della popolazione al quale si opponeva il lavoro alienato. Da allora quest’ideale non solo ha perso valore sotto il profilo sociale a causa della rivalutazione del consumo, ma ha visto minati i suoi presupposti teorici di base. Com’è noto, il dibattito strutturalista-post-strutturalista si è incentrato principalmente sul tema della morte dell’autore, con riferimento al fatto che l’artista è ormai incapace di offrire al mondo intuizioni e forme nuove, autentiche e originali: ogni artista, quindi, è essenzialmente un utente […]. Da produttore esemplare l’artista è diventato, per così dire, un consumatore esemplare. Soprattutto quando si tratta di installazioni e di nuovi media, l’artista lavora sia con elementi autoprodotti sia con oggetti prodotti all’esterno. L’atto stesso della produzione dell’arte è equiparabile allo shopping: l’artista trae ispirazione da immagini e oggetti della cultura di massa in cui vive e li modifica per creare uno spazio proprio, esattamente come fa ogni altro consumatore” (Boris Groys, nel cast di “Canone Inverso. Per una teoria generale dell’arte”)

~ di ariemma su aprile 17, 2014.

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