Dalle teorie generali alla filosofia incarnata (2013-2020)

Oltre la parzialità

A partire dal 2012, dopo aver preso in esame differenti modi di esposizione (di sé e dell’altro: rappresentazione pittorica, chirurgia estetica, atmosfere simboliche, design, arte contemporanea, social network, teorie dell’evento e della trasmissione matematica), ho sentito l’esigenza di elaborare una “teoria generale”, per allargare maggiormente il campo d’indagine, ma soprattutto per vedere le diverse relazioni tra i diversi modi di esporre, cosa in realtà già avviata in parte con il testo Il mondo dopo la fine del mondo (2012).

Mi interessavano, quindi, le relazioni tra modi, tecniche, che in prima battuta erano state analizzate “in sé”. La teoria generale doveva quindi oltrepassare la parzialità. Farla vedere meglio. L’arte contemporanea, ad esempio, si presentava come “l’arte”: una parte pretendeva di essere un tutto. Era possibile invece una teoria dell’arte capace di rendere conto del cinema, delle serie tv, degli anime, della musica rock e dell’arte contemporanea stessa?

L’esigenza di una teoria generale cominciò a nascere nel momento in cui mi posi il problema di scrivere un manualetto di Estetica per i miei studenti dell’Accademia di Belle Arti: Estetica. Manuale per giovani artisti (2012).

Perché, innanzitutto, mi rendevo sempre più conto che i manuali di estetica in circolazione erano difficilmente utilizzabili dai ragazzi di un’accademia artistica. Per un semplice motivo: l’estetica non vi figurava mai come una “teoria generale” del bello, dell’arte e della sensibilità, ma  come una carrellata di teorie filosofiche ora sull’arte, ora sulla sensibilità, ora sulla bellezza, spesso presentate in modo sconnesso e non problematico. Oppure , ancora, come una sorta di “filosofia prima” che non ci aveva creduto abbastanza.

Invece, per me, una disciplina come quella dell’Estetica doveva rendere conto della pratica artistica come della cosmetica, del teoria del nudo come della teoria dell’immagine. O almeno, questo era l’intento del manualetto: immettere su quella strada, fatta di scambi, relazioni e differenze.

Così, a partire da Il corpo preso con filosofia. Bodybuilding, chirurgia estetica, clonazioni (2013), ho cercato di dare un nuovo taglio alle mie ricerche: comprendere più fenomeni senza cadere nell’astrazione.

Una teoria generale del corpo, pertanto, non doveva parlare in modo astratto del “corpo”, ma pensare insieme allenamenti, pratiche chirurgiche e giuridiche, nonché la trasformazione del corpo stesso (vivo o morto) in immagine.

Hanno così visto la luce le teorie generali del corpo, dell’arte, della serialità, della bellezza

Le teorie generali

In Canone Inverso. Per una teoria generale dell’arte (2014) l’espressione “teoria generale” fa esplicitamente la sua comparsa. Dopo aver preso in esame la teoria generale del corpo, l’altro campo di senso fondamentale per le mie ricerche è quello dell’arte. La metafora musicale del “canone inverso” viene usata per fornire una comprensione di ciò che stava accadendo nella nuova serialità televisiva, ovvero un confluire di strategie artistiche fino a quel momento contrapposte: l’arte contemporanea e il cinema hollywoodiano.

L’approccio proprio della teoria generale mi permetteva di vedere e mettere a fuoco due tendenze estreme, due polarità che sfruttavano dimensioni estetiche differenti (il tempo nel cinema, lo spazio e la dislocazione nell’arte contemporanea), che venivano poi “rimediate” in un nuovo medium: quello della nuova serialità.

L’indagine attraverso le teorie generali mi faceva scoprire un altro aspetto di questo approccio teorico. Non si dava una teoria generale definitiva e anzi quella dell’arte poteva essa stessa confluire in una teoria generale più ampia, tale da mostrare l’arte stessa e la serietà come parti o strategie di un rapporto generale con la separazione come principio di ogni legame. La tesi contenuta in Sul filo del rasoio. Estetica e filosofia del taglio (2014) ruota intorno a questo punto.

Ciò ovviamente non voleva dire che si andava dal piccolo (la teoria generale dell’arte) al grande (la teoria generale della separazione). Quest’ultima poteva essere ulteriormente arricchita da una teoria generale dell’insularità, come verrà affrontata in Al mondo ci sono solo isole. Filosofia dell’intensità (2016).

Così la teoria generale del corpo verrà arricchita da una teoria generale del nudo esaminata ne L’Occidente messo a nudo (2019).

Le teorie generali si arricchiscono e si intersecano. Le “parti” relative all’arte ora si legano a una teoria del corpo, ora a una teoria della separazione. A governare sono i principi della composizione, dell’intersezione e dell’inclusione.

Così Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie  (2015) mira a intrecciare le varie teorie generali per una disamina della bellezza non limitata alle classiche dimensioni avanzate dall’estetica occidentale.

La bellezza è oggi una dimensione fondamentale per analizzare la nostra società, divenuta sempre di più una società fondata sull’esposizione (di sé, degli altri, di merci). Essere belli appare quasi un obbligo, soprattutto per le giovani generazioni. Tuttavia, mai come in questa epoca, il senso della bellezza ci sfugge.
Pensiamo spesso al bello come a qualcosa di unico e non di molteplice. Ma non potremmo sbagliarci di più. Bello, infatti, si dice in molti modi. Bella può essere una forma precisa e portata a termine, ma anche l’espressione di una libertà che non può essere racchiusa da nessuna forma. Bella può essere una storia, soprattutto se rispetta le regole del narrare stabilite da Aristotele, ma anche un dettaglio che sembra secondario rispetto alla narrazione. Nel testo cerca di mettere in evidenza queste quattro dimensioni del bello, che possiamo rintracciare nella cosmetica e nell’arte tradizionale, nel piacere che ricaviamo dall’ascoltare storie costruite in un certo modo, nell’attenzione ai dettagli propria soprattutto della nuova serialità televisiva e nell’arte contemporanea, che sembrava aver chiuso in modo definitivo con la bellezza.

Filosofia incarnata

L’esigenza di non teorizzare semplicemente l’esposizione, ma di incarnarla, trova a partire da testi come Niente resterà intatto. Introduzione non convenzionale alla filosofia (2015) un percorso parallelo a quello delle teorie generali.

L’esercizio della teoria viene affiancato da una scrittura essoterica, più orientata al vasto pubblico,  con un uso strategico della racconto autobiografico finalizzato alla messa in opera di “dialoghi pop” gravitanti intorno ai nuclei delle teorie generali: serialità, corpo, media. La filosofia spiegata con le serie tv (2017), Filosofia degli anni ’80 (2019), Game of Thrones. Imparare a stare al mondo con una serie tv (2020) sono i primi esperimenti in tal senso.

~ di ariemma su gennaio 18, 2021.

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