Democrazia. Da Atene a House of Cards

•maggio 28, 2017 • Lascia un commento

Filosofia della bellezza. Intervista

•maggio 11, 2017 • Lascia un commento

08-mart-laltroritratto-Till-Freiwald-Lotta-2.jpgProfessor Ariemma, Lei è autore del libro Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie pubblicato per i tipi di Aracne: cos’è oggi la bellezza?

La bellezza è oggi una dimensione fondamentale per analizzare la nostra società, divenuta sempre di più una società fondata sull’esposizione (di sé, degli altri, di merci). Essere belli appare quasi un obbligo, soprattutto per le giovani generazioni. Tuttavia, mai come in questa epoca, il senso della bellezza ci sfugge.
Pensiamo spesso al bello come a qualcosa di unico e non di molteplice. Ma non potremmo sbagliarci di più. Bello, infatti, si dice in molti modi. Bella può essere una forma precisa e portata a termine, ma anche l’espressione di una libertà che non può essere racchiusa da nessuna forma. Bella può essere una storia, soprattutto se rispetta le regole del narrare stabilite da Aristotele, ma anche un dettaglio che sembra secondario rispetto alla narrazione. Nel mio libro ho cercato di mettere in evidenza queste quattro dimensioni del bello, che possiamo rintracciare nella cosmetica e nell’arte tradizionale, nel piacere che ricaviamo dall’ascoltare storie costruite in un certo modo, nell’attenzione ai dettagli propria soprattutto della nuova serialità televisiva e nell’arte contemporanea, che sembrava aver chiuso in modo definitivo con la bellezza.
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McLuhan e i narcisismi

•aprile 24, 2017 • Lascia un commento

Sloterdijk sui “Quaderni Neri” di Heidegger

•aprile 13, 2017 • 1 commento

quaderni-neri-640x325(testo reperito e consultabile anche qui)

 

[Negli ultimi due anni la pubblicazione dei Quaderni neri di Heidegger ha suscitato un dibattito molto vasto. Mimesis ha da poco pubblicato un volume collettivo intitolato I Quaderni neri di Heidegger, a cura di Donatella Di Cesare. Ne fa parte il saggio di Peter Sloterdijk di cui pubblichiamo un estratto]

In Fichte si deve scorgere il fondatore della filosofia della storia, sia sotto un profilo cronologico sia sotto un profilo logico. Nella sua opera del 1804 I tratti fondamentali dell’età presente Fichte descrisse lo schema della storia mondial-filosofica come quel processo del mentale perdersi e ritrovarsi, che diventò matrice di tutto ciò che più tardi, in diverse declinazioni, e gradi differenti, fu chiamato filosofia della storia, processo progressivo, storia dello spirito e infine storia dell’essere.

In quell’opera Fichte delinea uno schema della storia spirituale del mondo in cinque gradi. Spetta un rango intermedio all’epoca presente, concepita come terzo atto del grande dramma. Il presente coincide con una crisi di civiltà senza quartiere. Nel terzo stadio dello spirito Fichte vuole riconoscere «l’epoca della piena peccaminosità», cioè l’era della estraneazione assoluta e della sottrazione violenta del singolo da ogni verità unificante. Questo eccesso di critica torna in Heidegger che, in una citazione quasi letterale da Fichte, definisce il proprio presente «l’età del pieno oblio dell’essere». La prossimità di Heidegger a Fichte affiora inoltre nella possibilità, prospettata sia da lui che dal furioso idealista, di pensare il risanamento dell’«oblio» (della «peccaminosità») solo come opera del ricordo. Fichte concepisce ovviamente il ricordo come l’esito del progresso del genere umano: è così che, nel quarto e nel quinto atto del dramma, l’umanità riesce a liberarsi dall’aberrazione. Dopo la discesa sino alla estraneazione estrema, è l’ascesa in programma verso la riappropriazione. Continua a leggere ‘Sloterdijk sui “Quaderni Neri” di Heidegger’

Hobbes e la filosofia della serie tv Westworld

•marzo 20, 2017 • Lascia un commento

Ripensare Marx a scuola. Con uno spot multilingue

•marzo 18, 2017 • Lascia un commento

Qui l’articolo e il video apparso su La Repubblica

 

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Mark Fisher: Buono a nulla

•marzo 10, 2017 • Lascia un commento

mark_fisher[testo reperito e consultabile anche qui]

Ho sofferto di depressione in modo intermittente da quando ero un adolescente. Alcuni di questi episodi sono stati fortemente debilitanti- con conseguente tendenza all’autolesionismo, a isolarmi (ho passato mesi e mesi nella mia stanza, uscendo solo per ritirare la posta o per acquistare un minimo di cibo necessario), e tempo trascorso in reparti psichiatrici. Non direi che sono guarito completamente, ma sono contento di notare che sia l’incidenza che la gravità degli episodi depressivi si sono notevolmente ridotti, negli ultimi anni. In parte, ciò è conseguenza dei cambiamenti nella mia vita, ma è anche il risultato di essere arrivato a una diversa comprensione della mia depressione e di ciò che la causa. Metto a disposizione le mie esperienze di disagio mentale non perché penso che ci sia qualcosa di speciale o unico, ma perché molte forme di depressione possono essere meglio comprese  – e meglio combattute – attraverso schemi che sono impersonali e politici, piuttosto che individuali e “psicologici”.

Scrivere  della propria depressione non è facile. La depressione è in parte costituita da una beffarda voce “interiore” che ti accusa di auto-indulgenza – non sei depresso, stai solo cercando scuse per te stesso – e tale voce rischia di assumere maggiore importanza rendendo pubblica la propria condizione. Naturalmente, questo richiamo “interiore” è anche l’espressione interiorizzata delle forze sociali presenti, alcune delle quali hanno tutto l’interesse a negare qualsiasi collegamento tra la depressione e la politica. Continua a leggere ‘Mark Fisher: Buono a nulla’