Boris Groys, per Canone Inverso

•aprile 17, 2014 • Lascia un commento

Boris Groys, per Canone Inverso

“L’artista sembra aver perduto la tradizionale reputazione di autore paradigmatico, creativo o addirittura geniale. Nell’era moderna la creatività artistica era considerata esattamente come l’incarnazione della vera, autentica, genuina produzione umana, un ideale positivo condiviso dalla maggioranza della popolazione al quale si opponeva il lavoro alienato. Da allora quest’ideale non solo ha perso valore sotto il profilo sociale a causa della rivalutazione del consumo, ma ha visto minati i suoi presupposti teorici di base. Com’è noto, il dibattito strutturalista-post-strutturalista si è incentrato principalmente sul tema della morte dell’autore, con riferimento al fatto che l’artista è ormai incapace di offrire al mondo intuizioni e forme nuove, autentiche e originali: ogni artista, quindi, è essenzialmente un utente [...]. Da produttore esemplare l’artista è diventato, per così dire, un consumatore esemplare. Soprattutto quando si tratta di installazioni e di nuovi media, l’artista lavora sia con elementi autoprodotti sia con oggetti prodotti all’esterno. L’atto stesso della produzione dell’arte è equiparabile allo shopping: l’artista trae ispirazione da immagini e oggetti della cultura di massa in cui vive e li modifica per creare uno spazio proprio, esattamente come fa ogni altro consumatore” (Boris Groys, nel cast di “Canone Inverso. Per una teoria generale dell’arte”)

Andy Warhol, per Canone Inverso

•aprile 14, 2014 • 4 commenti

Andy Warhol, per Canone Inverso

“Alcune aziende erano recentemente interessate all’acquisto della mia aura. Non volevano i miei prodotti. Continuavano a dirmi: – vogliamo la tua aura – . Non sono mai riuscito a capire che cosa volessero. Ma sarebbero stati disposti a pagare un mucchio di soldi per averla. Ho pensato allora che se qualcuno era disposto a pagarla tanto, avrei dovuto provare ad immaginarmi cosa fosse” . (Andy Warhol, tra i protagonisti di “Canone Inverso. Per una teoria generale dell’arte”)

Banksy, per Canone Inverso

•aprile 13, 2014 • Lascia un commento

Banksy, per Canone Inverso

“Provavo la terribile sensazione di quando qualcuno ti mostra un’opera e fa così schifo che non sai da dove cominciare [...]. Thierry aveva questa eccezionale documentazione filmata, che nel piccolo mondo della street art aveva grande importanza ed era irripetibile. Allora ho pensato: cerchiamo di fare qualcosa che si possa vedere. Così ho deciso di provarci io” (Banksy, nel cast di “Canone inverso. Per una teoria generale dell’arte”)

Roland Barthes, per Canone Inverso

•aprile 12, 2014 • Lascia un commento

Roland Barthes, per Canone Inverso

“Il soggetto che parla qui deve riconoscere una cosa: gli piace uscire da una sala cinematografica. Ritrovandosi nella strada illuminata e quasi deserta (ci va sempre di sera e lungo la settimana) e dirigendosi mollemente verso qualche caffè, cammina in silenzio (non gli piace parlare subito dopo il film che ha appena visto), un po’ intorpidito, goffo, infreddolito — insomma, assonnato: ha sonno, ecco che cosa pensa; nel suo corpo si è diffuso un senso di sopore, di dolcezza, di calma: languido come un gatto addormentato, si sente un po’ disarticolato, o meglio (perché per un’organizzazione morale il riposo non può consistere che in questo) irresponsabile. In breve, è evidente, esce da uno stato di ipnosi” (Roland Barthes, mentre prova in mente una battuta da dire in “Canone Inverso. Per una teoria generale dell’arte” )

Clip dal libro Canone Inverso. Per una teoria generale dell’arte

•aprile 7, 2014 • Lascia un commento

“Insegnando da diversi anni in quelle singolari istituzioni chiamate Accademie di Belle Arti mi sono sempre posto la medesima questione messa in evidenza dal collega Federico Ferrari: «Nelle nostre aule spesso si impartiscono lezioni magistrali di metodologia, di storia, di tecniche della propria disciplina, ma si tralascia di mettere sotto la lente di ricerca che cosa sia l’oggetto del proprio lavoro». Lavorando in un luogo dove l’arte si starebbe formando e dove io stesso sono chiamato a contribuire a questa formazione, mi sono sempre trovato un po’ a disagio, perché ciò che dovrei insegnare – ciò che tutti i miei colleghi sono chiamati, in una certa misura, a trasmettere – è il senso dell’arte.
La cosa più bella che mi sia accaduta in questi anni è l’aver fatto esperienza di una risonanza (esperienza rarissima nelle altre istituzioni universitarie) tra docenti e studenti, tra teoria e messa in opera. Ho capito che, oltre a trasmettere principi, teorie, esempi, era altrettanto interessante osservare come tutto quanto insegnato veniva trasformato, rifiutato, innovato dalle loro prime opere. È quanto mi è accaduto in diverse occasioni, come nel caso della mostra “Studium. Topografia dell’aura” di Alessandra Chiffi e Giancarlo Mustich” (Canone Inverso. per una teoria generale dell’arte, p. 75)

Canone inverso: Pollock e Namuth

•aprile 6, 2014 • Lascia un commento

Molti artisti appartenenti all’ “arte contemporanea” scelgono oggi di avvicinarsi al pubblico di massa con raffinati documentari (Muniz, Abramovic, Ai Weiwei, Banksy). Tutti a sintonizzarsi sulla dimensione estetica del Canone Inverso. Ma all’origine ci furono Pollock e Namuth. Alcuni teorici parlano di mercato dell’aura e altro, mancando completamente questa dimensione ibrida e produttiva.

Nuovo libro: Canone inverso. Per una teoria generale dell’arte

•marzo 12, 2014 • Lascia un commento

canone_inverso copGià ordinabile qui.

Quarta di copertina:

Il film Matrix, il manga Akira, la musica di Wagner, il sound dei Pink Floyd, l’orinatoio di Duchamp, la serialità televisiva, i romanzi di Dickens: esiste una teoria estetica capace di guardare a tutte queste forme d’arte dando loro pari dignità? Il libro di Ariemma propone al lettore una teoria generale che, utilizzando il principio del canone inverso musicale, prende in considerazione tendenze opposte. La teoria dell’arte deve infatti tenere insieme lo spettatore cinematografico e il visitatore di una mostra, la fruizione temporale e quella spaziale, il flusso e l’archivio, l’arte di massa e l’arte contemporanea.L’esempio più calzante di forma d’arte che tenga assieme mondi diversi è proprio la nuova serialità televisiva anticipata dal romanzo a puntate di Dickens e alimentata dal fumetto giapponese. In questo modo il “canone inverso” si fa opera.

 

 
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