House of Cards e la citazione da Dickens

•settembre 21, 2014 • Lascia un commento

house of cards

“C’è un vantaggio nell’avere segreti. Creature come me, come Claire, come Zoe non sarebbero loro se non ne avessero. Dopotutto non siamo nulla di più o di meno di ciò che vogliamo rivelare” (Frank Underwood, House of Cards)
“Che meraviglia, a pensarci sono le umane creature, ognuna custodisce un profondo mistero, un segreto per tutte le altre. [...] ogni cuore che batte in quelle centinaia di migliaia di petti è, per qualche sua fantasia, un segreto anche per il cuore che gli è più vicino” (C. Dickens, Storia di due città)

Breaking Bad: oltre la narrazione

•settembre 17, 2014 • Lascia un commento

gilliganLa nuova serialità televisiva americana rompe con la centralità della narrazione, con il dominio della trama. Vince Gilligan, autore di Breaking Bad, confessa:”Tutto quello che so oggi di questo lavoro lo devo ai sei anni passati a X-Files accanto a Chris Carter: [...] . Breaking Bad esiste grazie a X-Files,e anche la sua struttura narrativa in cinque atti e l’importanza data all’aspetto visivo discendono da lì. Infatti Carter dava – ed era tra i pochi, vent’anni fa – più rilevanza all’aspetto visivo che alla narrazione. Mostrare più che raccontare: negli anni Novanta era un concetto radicale. La tv non offre molto tempo per le riprese e ci si concentra sulla storia, ma io ho fatto tesoro di questa filosofia e l’ho applicata a Breaking Bad”

Intervista sulla filosofia di Alain Badiou

•settembre 14, 2014 • Lascia un commento

Estetica_dell_ev_5289f732cf3f9_220x335[Ripubblico qui l'intervista di Alessandro De Caro intorno al mio libro Estetica dell'evento. Saggio su Alain Badiou, prima monografia critica in Italia sul filosofo francese. L'intervista venne pubblicata nel 2012 sulla rivista on line "Eterologie - Rivista di epistemologia critica",  non più in linea attualmente]

1. Uno degli aspetti che colpiscono di più i lettori di Badiou è senz’altro il suo ricorso alla matematica per svolgere una serie di tesi intorno all’essere. La filosofia, in effetti, ha spesso e volentieri utilizzato delle nozioni matematiche e si è dato anche il caso, opposto, di discorsi scientifici che hanno fatto ricorso a metafore fisiche per descrivere procedimenti logici, come nel caso della macchina di Turing. Ma il caso di Badiou sembra diverso, tanto che in un passo del tuo libro scrivi del suo tentativo di una “fondazione matematica del reale” (p. 82). Puoi illustrarci in che cosa consiste il rapporto tra enti matematici e filosofia per Badiou?

Badiou si serve dei risultati della teoria matematica (in particolare della teoria degli insiemi) per indicare una nuova via all’ontologia, che non spetterebbe più alla filosofia. Gli assiomi della teoria degli insiemi, sono, per Badiou, assiomi ontologici, dicono dell’essere. Attestano il non-essere dell’Uno e la pura molteplicità dell’essere, innanzitutto. L’uso della teoria matematica per giungere all’essere ha molto in comune con l’uso della poesia fatto da Heidegger. Entrambi credono che queste due scritture custodiscano un accesso all’essere, puro, impresentabile. Il ricorso alla matematica cela, sotto più aspetti, il desiderio metafisico che il puro possa trasmettersi, che non ci sia perdita. Nella mia prima ricerca filosofica Fenomenologia dell’estremo (Mimesis 2005) mi sono occupato dell’ideale della trasmissione all’interno del ricorso filosofico al poema. In questo mio ultimo volume, dedicato a Badiou, mi sono concentrato invece sull’ideale (platonico) della trasmissione attraverso la scrittura matematica.

Continua a leggere ‘Intervista sulla filosofia di Alain Badiou’

La fortuna di Breaking Bad

•settembre 9, 2014 • Lascia un commento

aaronbrekingbad

Superiorità della trama o splendore dei personaggi dickensiano? In “Telerivoluzione” di A. Sepinwall (in verità un testo un po’ scadente per le analisi, ma utile archivio di gossip sulle serie tv) si legge a proposito di Breaking Bad: “Il suo proposito originario [di Gilligan, autore della serie] era stato uccidere Jesse entro la fine della prima stagione [...] ‘Ma la performance di Aaron Paul’ – racconta l’autore – ‘ mi convinse quasi subito a mettere da parte quell’idea’ “. Sepinwall ammette inoltre (p. 438) che il celebre sciopero degli scrittori e sceneggiatori fu provvidenziale. Breaking Bad chiude con due episodi di anticipo e diventa un capolavoro. Gilligan arriva addirittura a sostenere che lo sciopero lo ha salvato dai suoi sprovveduti impulsi autodistruttivi. Breaking Bad è un perfetto esempio di narrazione infetta o larvale (discussa qui), dove le strutture narrative cedono per dar spazio alla luce dei personaggi.

Migliore firma italiana di filosofia nel 2011

•agosto 31, 2014 • Lascia un commento

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Con leggero ritardo e per caso, scopro che nel numero di ottobre del 2011, dedicato alla classifiche delle eccellenze, la rivista Class mi aveva messo al primo posto come migliore firma italiana di filosofia. Qui il link del numero della rivista. La classifica è a pagina 102.

 

La formula del successo delle nuove serie televisive

•agosto 29, 2014 • Lascia un commento

breaking bad

“Dickens inseriva personaggi, situazioni, eventi volti a generare nel pubblico una grande attrazione, un’attesa messianica per una storia che trovava solo in futuro una realizzazione compiuta. Un futuro che poteva anche non arrivare.
La serialità di Dickens non è la serialità che potrebbe andare all’infinito, bensì una serialità che presenta una storia interrotta, tagliata in più punti, dove ogni taglio genera ansia e preoccupazione. Ovvero genera cura, investigazione e dedizione.
Se è vero che la narrazione seriale di Dickens potrebbe essere all’origine di telefilm e telenovelas, è anche vero che questi prodotti televisivi per molto tempo hanno rimosso la parte più rivoluzionaria della serialità dello scrittore: la messa in opera di una serie come se si trattasse di una forma di vita nascente. Alla serialità industriale delle cose inanimate, Dickens oppone la serialità che compone una vita.
Sarà forse un caso che Gilles Deleuze – il filosofo del Novecento più interessato alla vita – citi nel suo ultimo scritto proprio una situazione del romanzo di Dickens ‘Il nostro comune amico’, come esempio di ciò che intende per una vita? Leggiamo: «Nessuno meglio di Dickens ha raccontato cos’è una vita [...] Una canaglia, un cattivo soggetto disprezzato da tutti, è ridotto in fin di vita; ed ecco che quelli che se ne prendono cura mostrano una sorta di sollecitudine, di rispetto, di amore per il minimo segno di vita del moribondo»” (Sul filo del rasoio. Estetica e filosofia del taglio, p. 34)

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854870321

Galveston: Pizzolatto, True detective e … Dickens!

•agosto 26, 2014 • Lascia un commento

“All’inizio del romanzo ci troviamo di fronte all’impressione di una vita non ancora soggetta a una trama, una vita in cerca dell’intreccio che poi gradualmente avrebbe cominciato ad addensarsi intorno a essa; mentre alla fine abbiamo invece la sensazione di una vita che è sopravvissuta al suo stesso plot, vi ha rinunciato, ne è in un certo senso guarita: una vita ridotta a residuo e a sopravvivenza”. Queste frasi dedicate a Dickens dal teorico della narrazione Peter Brooks (e discusse qui) possono essere facilmente utilizzate anche per descrivere i personaggi di Galveston, il romanzo rivelazione di Nick Pizzolatto. La qualità “dickensiana” dei suoi personaggi, la trama non certo forte, tale da permettere ai personaggi di sporgersi e uscir fuori, è una delle caratteristiche centrali, che ritroviamo anche nelle nuove serie tv americane, da Breaking Bad a Mad Men, da Lost a True Detective. Nick Pizzolatto, del resto, è diventato di recente celebre proprio per essere il creatore, lo sceneggiatore e il produttore dell’ultima serie citata. Roy Cady, protagonista di Galveston, criminale in un’America nera, ha non pochi punti in comune con Rust Cohle, protagonista di True Detective. Una narrazione sfibrata e larvale, molta oscurità per lasciar brillare queste due stelle. 

 
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