Presentazione de “Il mondo dopo la fine del mondo” al Laboratorio Sociale Millepiani
•aprile 4, 2013 • Lascia un commentoCloud Atlas – L’atlante delle nuvole
•gennaio 26, 2013 • Lascia un commento
Non c’è decostruzione senza ricostruzione. Non c’è frammento senza ricomposizione. All’inizio Cloud Altas disorienta: più complesso del libro di David Mitchell da cui è tratto, più ambizioso. Lo stesso Mitchell è intervenuto per rendere il tutto ancora più efficace. Il risultato è un film fatto di vite che si completano come tessere, anime che si muovono come nuvole, invii di lettere, plichi, memorie attraverso i secoli. Tutti i grandi temi della vita sono toccati, raggiungendo il punto filosoficamente più alto nella storia del clone Sonmi (che verrà discussa – questo è spoiler – nel mio prossimo libro di pop filosofia, che uscirà a settembre). Ogni composizione è manchevole. Ogni composizione si trova ad essere compresa all’interno di una più vasta. Le vite più diverse di un notaio dell’Ottocento, di un compositore tra le due guerre mondiali, di una giornalista degli anni 70, di un clone del prossimo futuro si rivelano allo spettatore mirabilmente legate. Un progressivo intrecciarsi che fa luce su una trama dell’esistenza che ci comprende, al di là di ogni nostra comprensione. Capolavoro, per tutti quelli che credono nel potere delle gocce del mare.
Facebook? Eutanasia del mondo. Recensione sul Corriere
•dicembre 14, 2012 • Lascia un commento
QUI la recensione di Alessandro Chetta sul Corriere del Mezzogiorno
Kit Apocalisse, variante “il mondo dopo la fine del mondo”
•dicembre 9, 2012 • 2 commentiLa fine del mondo si avvicina? Il kit messicano di sopravvivenza ha gli stessi colori portafortuna del mio libro.
•dicembre 8, 2012 • 2 commenti
Il mondo dopo la fine del mondo: recensione di Giovanni Carrozzini sulla rivista Millepiani, n.39
•novembre 19, 2012 • 3 commenti
La fine del mondo, Facebook, l’arte contemporanea, la filosofia: cosa hanno a che vedere una delle più note ipotesi sociologiche, il più utilizzato social network, l’espressione più recente dell’arte e una disciplina che, al di là delle frequenti speculazioni spettacolarizzanti perpetuatesi ai suoi danni, ha continuato, nel corso dei secoli, ad errare povera e nuda?
In questo volume, agile ma denso, Tommaso Ariemma si propone di orchestrare una sinfonia di nessi, spesso insoliti ma non per questo meno credibili, fra gli elementi testé citati, alla luce di una tesi accattivante, che l’Autore esplicita in apertura del suo ultimo lavoro: «[q]uesto libro – afferma infatti Ariemma – vuole […] indagare due strategie dell’apparire, due modi differenti di mostrare cose e persone» (p. 12). Il filo rosso che trascorre, dunque, le pagine di questo testo consta di un’approfondita disamina delle nuove forme di esposizione, che inaugurano, al contempo, la genesi di nuovi mondi, sorti dalle macerie del (presunto) vecchio mondo.





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