Parnassus

•Novembre 7, 2009 • Lascia un Commento

Innanzitutto una grande esperienza visiva. Non tanto dovuta ad effetti speciali, quanto alla più riuscita messa in scena di contrasti. Immaginate un dio decadente e stolto, un demonio altruista, un principe azzurro cattivo, una ragazza dolce e maliziosa, la magia nel fatiscente, l’amore nell’insperato, concepibile e inconcepile. Un capolavoro di storia, perchè in ogni istante spezzata e ripresa, smagliata e ricomposta. Anche al di là del film, al di là della vita. “Un film di Heath Ledger e amici ” si legge alla fine. E chi vedrà questo capolavoro capirà quanto questa frase possa essere bella. Summa del regista Terry Gilliam, celebrazione dell’arte.

Zeroville di Steve Erickson

•Ottobre 25, 2009 • Lascia un Commento

Un romanzo originale, tra i più originali. Steve Erickson è uno sperimentatore. Un romanzo sul cinema, apparentemente. In realtà quella di Zeroville è innanzitutto la creazione di un personaggio che non se ne andrà facilmente dalla vostra testa, un po’ come se ve lo avessero tatuato sulla fronte. Il romanzo non ha capitoli, ma brevissimi paragrafi. Piuttosto scene, profili del suo incredibile protagonista: Vikar. Un autistico del cinema, come viene definito nel romanzo. Uno che vive nella realtà come noi quando andiamo al cinema. Nel senso che per lui la realtà vera è fatta di pellicole, scene, profili cinematografici, in modo ossessivo. Un romanzo che mi ha insegnato molto, proprio intorno al ruolo che il cinema ha sulla nostra vita. L’angolatura di Vikar è certo rara: è troppo immerso nel cinema, nella sua storia. Ma, proprio per questo motivo, Vikar non mi sembra troppo lontano da ciò che possiamo diventare, da ciò che stiamo diventando: incapaci di affrontare la realtà, perchè ne preferiamo lo spettacolo, con annesso posto in prima fila. 

District 9

•Ottobre 12, 2009 • 1 Commento

Un film impressionante.  Anzi il più impressionante, per me, dai tempi de “La Mosca”  di Cronenberg.  Rispetto a quest’ultimo, District 9 è  anche e soprattutto toccante, commovente. Originale nella regia e  per il suo contenuto:  un milione di alieni,  sfortunatamente capitati sulla Terra e incapaci di tornare a casa,  sono vittime del razzismo e della paura degli umani. Ridotti a vivere nella spazzatura e usati come cavie. La loro unica possibilità di riscatto verrà tuttavia dal loro peggiore nemico e dagli scherzi della sorte (o della natura).  Fa venire voglia di difendere qualsiasi cosa viva, per quanto diversa dall’uomo.  Sicuramente tra i film più belli dell’anno.

Un amore all’improvviso

•Ottobre 3, 2009 • 3 Commenti

Una scoperta, questo film. All’improvviso, davvero. Ormai credo che più non si vedano trailer in giro di un film, più questo sia buono. Sto parlando del bellissimo “Un amore all’improvviso”, titolo italiano di “The time traveler’s wife”, trasposizione cinematografica del libro La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, edito in Italia da Mondadori. Non sapevo nulla di questo libro (che presto leggerò), nè del film, visto ieri sera. Una storia d’amore singolare tra un donna e un uomo che ha la capacità di viaggiare nel tempo della sua vita. Rispetto ad altri film che hanno come soggetto la capacità di viaggiare nel tempo, qui  tutto ruota intorno all’inevitabilità e credo che  su questa si  concentri pertanto  il significato  della storia. Passiamo la nostra vita a evitare. A schivare, a vedere di far questo, piuttosto che quello. A frequentare tizio, piuttosto che caio. A costruire la nostra vita, la nostra “carriera”. Odiamo l’inevitabile.  Questo film ha soprattutto  il merito di farci riscoprire la bellezza dell’improvviso, di ciò che non abbiamo saputo o potuto schivare,  anticipare. Ha il merito di farci riflettere su quanto possa essere inevitabile e incredibile l’amore.

Di seguito il trailer (che forse nessuno ha visto)

Continua a leggere ‘Un amore all’improvviso’

Daniel Heller-Roazen: L’eco della lingua

•Settembre 30, 2009 • Lascia un Commento

Un interessante colloquio con Heller-Roazen sul senso della lingua, del dialetto e dei rapporti tra una lingua e un’altra. Una riflessione che fa pensare, soprattutto oggi. Disponibile QUI.

Il mio nuovo libro: Logica della singolarità. Antiplatonismo e ontografia in Deleuze, Derrida, Nancy

•Settembre 22, 2009 • 3 Commenti

E’ ormai uscito da qualche mese nelle librerie e mi ha regalato già diverse soddisfazioni. Una bella segnalazione su La Repubblica nazionale, per cominciare. E già una discreta vendita su Ibs. Questo testo, ovvero una rielaborazione della mia tesi di dottorato, è stato per me il laboratorio fondamentale per mettere a punto i  principi di una filosofia dell’esposizione, cioè della singolarità, confrontandomi con le filosofie di Deleuze, Derrida e Nancy. Attraversando la loro riflessione, il mio tentativo di pensiero è stato quello di elaborare una tessitura critica, per una rigorosa e differente logica del singolare.

Michel Foucault:L’arte di vivere senza verità. Perchè oggi ha vinto il cinismo

•Settembre 12, 2009 • 1 Commento

La mancanza di Foucault nella mia biblioteca stava diventando imperdonabile. Con questo bellissimo e breve testo cerco di porvi rimedio. Un testo sull’arte e sul coraggio di vivere. Tratto da un articolo più ampio apparso sulla rivista Lettera Internernazionale n. 100. Cliccate QUI per leggerlo N.B. : il cinismo di cui parla Foucault, non è il cinismo del senso comune, ma il cinismo antico, quello di Diogene. Uno stile di vita contro tutti i dogmi.  Al cinismo dell’indifferenza bisognerebbe opporre quest’altro tipo di cinismo.

Riflessioni su Mad Men

•Agosto 29, 2009 • 10 Commenti

Una serie televisiva come poche, perchè fa pensare molto. Come Lost o Heroes: ormai le serie televisive stanno raggiungendo sempre di più una qualità filosofica. Ho visto le due serie di Mad Men, in Italia andate in onda su Cult, e sono rimasto piacevolmente colpito dalla densità delle sue storie. Meritati, a mio parere, i due Golden Globe vinti rispettivamente nel 2008 e 2009. Le vicende della serie ruotano intorno alla vita di Don Draper, pubblicitario di successo della Sterling-Cooper: il contesto è l’America degli anni ‘60. Kennedy, Nixon, le contraddizioni di una società che sta per cambiare la sua sensiblità proprio grazie all’opera di aggressivi pubblicitari.  La vita del protagonista della serie non è che un punto di concentrazione, un angolo privilegiato per guardare una società che ha generato la nostra. In primo piano, dunque, la vita di un pubblicitario e dell’ambiente cinico e spietato che lo circonda. I rimandi e gli spunti di riflessione sono tantissimi. La cosa che mi ha colpito di più di questa serie televisiva è la massima che l’attraversa: “fare finta che non sia successo niente”. E’ la massima che il protagonista ogni volta si ripete e che ripete agli altri quando si trovano in situazioni critiche: “andare avanti, fare come se niente fosse successo, è quello che fanno tutti”. Una tale massima può apparire in contraddizione proprio con la massima che dovrebbe orientare il suo lavoro: fare in modo che qualcosa accada. Un profumo diverso, una nuova scatola di cereali, un rossetto. Devono diventare degli eventi. Le persone non possono restare indifferenti. A ben guardare, le due massime sono complementari e fanno parte della strategia fondamentale che regola la nostra vita nell’attuale e matura società dello spettacolo. Il controllo dell’evento. Della sua percezione. In fondo ogni giorno ci viene detto questo: cosa è evento, cosa non deve esserlo. Su che cosa dobbiamo sorvolare, su che cosa dobbiamo concentrarci. La cosa triste è ovviamente il risultato: la nostra società, la qualità della nostra esistenza, vanno a rotoli e noi non muoviamo un dito, ma possiamo sempre rallegrarci per la nuova pubblicità di uno stupido telefonino. 

Derrida e la clonazione

•Agosto 15, 2009 • Lascia un Commento

Pubblicato sul numero 5(2008) della rivista di filosofia “Babelonline/print”, è ora disponibile anche on line il mio articolo sul tema della clonazione nella filosofia di Derrida in relazione al concetto di “persona”. QUI l’articolo in pdf.

I love radio rock / una notte da leoni

•Agosto 3, 2009 • 1 Commento

 

Se vi capita di vederli in qualche rassegna estiva, non esitate. Sono i film più divertenti dell’anno. Più poetico il primo, più volgare il secondo. Ma entrambi sapranno regalarvi una serata divertentissima. Entrambi sono da rivedere più volte, perchè gli attori, oltre a batttute incredibili, possiedono la rara comicità muta del corpo e degli sguardi.  “I love radio rock” racconta  di una storica radio pirata, montata su una nave, che nella Londra degli anni ‘60 mutava gli stili e i sentimenti delle persone. “Una notte da leoni”  racconta invece la pazza notte a Las Vegas di un gruppo di amici decisi a festeggiare l’addio al celibato di uno di loro.  Impossibile che questi film non vi mettano di buon umore.