La filosofia è jazz. Derrida intervista Coleman

•novembre 25, 2016 • Lascia un commento

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[Intervista apparsa sul Manifesto il 15/11/2014, consultabile anche qui]

Questa intervista – di cui si sono perse le trascrizioni originali – è stata realizzata dal filosofo Jacques Derrida il 23 giugno 1997. Ornette Coleman, sassofonista e compositore maestro dell’avanguardia nera si trovava a Parigi per tre concerti alla Villette, museo e sede per le arti performative (tra le quali il Conservatorio).

Il filosofò intervistò Ornette Coleman, che era al momento impegnato con il progetto “Civilization”, una serie di esibizioni che comprendevano esecuzione della partitura sinfonica Skies Of America, concerti in trio con Billy Higgins e Charlie Haden, membri del suo Quartetto «storico», e infine un concerto di Prime Time, il gruppo elettrico e «free funk».

Composizione, improvvisazione, lingua, razzismo sono le tematiche principali dell’intervista apparsa nel ’97 in Francia sulla rivista Les Inrockuptibles a cui si è fatto riferimento in questa sede.

Quest’anno presenterà un programma dal titolo “Civilizzazione”. Che rapporto c’è fra il titolo che ha scelto e la sua musica?

“Cerco di esprimere un concetto secondo cui una cosa può essere tradotta in un’altra. Credo che il suono abbia una relazione assai democratica con l’informazione, perché non c’è bisogno dell’alfabeto per capire la musica. Quest’anno sto preparando un progetto con la Filarmonica di New York e il mio primo quartetto (senza Don Cherry) e altri gruppi in aggiunta. Sto cercando di realizzare l’idea secondo cui il suono si rinnova ogni volta che viene espresso.” Continua a leggere ‘La filosofia è jazz. Derrida intervista Coleman’

Bernard Stiegler: gli algoritmi dell’egemonia

•novembre 25, 2016 • Lascia un commento

bstiegler[di seguito, una preziosa intervista al filosofo Bernard Stiegler, a cura di Teresa Numerico e apparsa sul Manifesto, consultabile anche qui]

Stiegler è filosofo e uomo d’azione. Crede che la filosofia sia una strategia politica e che il suo oggetto principale sia una riflessione sul presente, cioè l’economia e soprattutto la tecnologia. I suoi riferimenti teorici vanno da Derrida, di cui è stato allievo, a Leroi-Gourhan paleoantropologo francese, da Simondon, teorico dell’innovazione creatrice, al dibattito marxista e post marxista francese e internazionale. Studia Foucault e Nietzsche, ma non disdegna giuristi, economisti, neuropsicologi.

Stiegler si oppone alla sofistica, cioè a una filosofia come discorso funzionale alla dominazione, lotta contro l’automazione che proletarizza i lavoratori, compresi i lavori intellettuali, e vuole sostenere il sapere come novità imprevista, variabilità e originalità. Rimprovera alla sinistra di aver lasciato la tecnologia in balia di modelli neoliberisti. La tecnologia è un pharmakon, può essere veleno o rimedio, dipende dalla capacità che abbiamo di costruire intorno ad essa la conoscenza che libera dalla schiavitù della subalternità al capitalismo delle piattaforme digitali (Google, Apple, Amazon, Facebook…). È impossibile rifiutare l’estroflessione della nostra memoria senza cancellare quello che siamo.

Di Marx critica la scelta della dialettica, perché nega morte ed entropia. Ogni processo produttivo distrugge risorse che non possono essere riportate in vita. Suggerisce la necessità di costruire una bioeconomia della tecnica. Il suo obiettivo è riattivare le forze della sinistra per sostenere la différance di Derrida, e applicarla alla tutela della biodiversità dell’intelligenza umana, della sua capacità di eccezione continua dal sapere normale, della sua imprevedibilità, per battere la governamentalità degli algoritmi che rende scontati comportamenti e desideri.

Secondo il suo pensiero l’identità dell’essere umano è costituita dalle tecnologie che sa inventare. Ci può spiegare meglio?
La teoria che André Leroi-Gourhan chiama ominizzazione si basa sull’idea che l’essere umano sia incompiuto – oggi diremmo neotenico – e che non possa vivere senza organi artificiali che gli sono consustanziali, che lo costituiscono a tutti gli effetti. Una cosa paradossale perché stiamo vivendo un potenziale divorzio tra gli organi artificiali e esseri umani. Continua a leggere ‘Bernard Stiegler: gli algoritmi dell’egemonia’

David Foster Wallace e l’isola più lontana

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