Black Mirror e il diritto. Intervento a Philodiritto 2018 (16 novembre)

•novembre 21, 2018 • Lascia un commento
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Giorgio Agamben: l’erotica dei trovatori

•novembre 2, 2018 • Lascia un commento

43c74-agambenCliccando su questo link è possibile leggere un’importante recensione del giovane Giorgio Agamben al testo “L’erotica dei trovatori” : Giorgio Agamben – L’erotica dei trovatori

La filosofia spiegata con le serie tv al Festival Europeo Lector in Fabula

•settembre 19, 2018 • Lascia un commento

Filosofia di Black Mirror

•settembre 19, 2018 • Lascia un commento

La filosofia de La casa di carta a Biumor 2018

•settembre 17, 2018 • Lascia un commento

Popsophia 2018. Filosofia di Black Mirror

•agosto 24, 2018 • Lascia un commento

Derrida e il cinema: un’intervista.

•agosto 6, 2018 • Lascia un commento

derrida[testo reperito qui]

Professor Derrida, in che modo il cinema è entrato nella sua vita?

“È avvenuto molto presto. Ad Algeri, verso i 10-12 anni, alla fine della guerra, poi nell’ immediato dopoguerra. Era un elemento vitale. Abitavo in un sobborgo della città, a El Biar. Andare al cinema era una sorta di emancipazione, il distacco dalla famiglia. Mi ricordo perfettamente tutti i nomi dei cinema di Algeri: Vox, Caméo, Midi-Minuit, Olympia~ Probabilmente ci andavo senza grande discernimento. Vedevo tutti i film francesi girati durante l’ occupazione e, soprattutto, i film americani. Non sono in grado di citarne i titoli, ma mi ricordo il genere di film che vedevo. Tom Sawyer, per esempio, di cui mi ritornano in mente delle scene: una grotta dove Tom si è rifugiato con una ragazzina. Turbamento sessuale: mi accorgo che un ragazzo di 12 anni può accarezzare una ragazzina. Io avevo all’ incirca la stessa età. Una buona parte della cultura sensuale ed erotica deriva, come è noto, dal cinema. È al cinema che si viene a sapere cos’ è un bacio, prima di impararlo nella vita. Mi ricordo questo brivido erotico di ragazzo. Sarei incapace di citare altre cose. Nei confronti del cinema nutro una passione, una sorta di fascinazione ipnotica, potrei restare ore e ore in una sala, anche per vedere cose mediocri. Ma non ho affatto il ricordo del cinema. È una cultura che in me non lascia tracce. È registrata virtualmente, non ho dimenticato niente, possiedo anche dei taccuini dove annoto, per tenerli a mente, i titoli dei film, di cui non ricordo nessuna immagine. Non sono assolutamente un cinefilo nel senso classico del termine. Piuttosto un caso patologico”.

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