Boris Groys: Sul museo di arte contemporanea

•marzo 13, 2015 • Lascia un commento

boris groys[Per il progetto Biblioteca testi, ancora un altro testo, tradotto in italiano e reperito qui, di questo originale pensatore]

(traduzione Zlata Maltaric. Il testo di Boris Groys è stato pubblicato nella rivista“Kunst Sameln”,ed.G. Adriani, Museum für neue Kunst , ZKM Karlsruhe, 1999)

Il ruolo del museo d’arte contemporanea è stato, nonostante tutto, generalmente accettato. Il concetto di museo-istituzione rimane invece paradossale e rappresenta un orientamento completamente nuovo. Da un punto di vista tradizionale, il museo funzionava come un luogo dove si raccoglievano le testimonianze del passato per essere assemblate, una accanto all’altra, in un’unica comune immagine che poi diventava socialmente vincolante per l’interpretazione della storia. Quale è il significato e il compito della rappresentazione dell’arte contemporanea a livello museale – l’obiettivo che il museo d’arte contemporanea di oggi, senza alcun dubbio, si pone? Dapprima sembra che ogni tentativo di realizzare questo obiettivo sia destinato all’insuccesso, perché qui, in effetti, si tratta di un compito paradossale: per quanto solleciti e aggiornati nel collezionare opere d’arte attuali ed emergenti, tale prassi è comunque e sempre in ritardo – e rimane, almeno rispetto al presente, un passo indietro.
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Politica del selfie. Clip da Anatomia della bellezza

•marzo 8, 2015 • Lascia un commento

selfie van gogh“Pur apparendo spesso (ma non solo) su una piattaforma come Facebook, che incarnerebbe lo spirito opposto a quello dell’arte contemporanea, ovvero quello dell’identificazione e del controllo diffusi, la pratica del selfie gioca un ruolo strategico insolito. Proprio dal punto di vista politico, questa pratica seguirebbe la stessa politica in nuce dell’arte contemporanea. Come sottolinea Boris Groys, la sua «politica di uguaglianza dei diritti a livello estetico, a livello di valore estetico, è la condizione necessaria di ogni coinvolgimento politico. Non a caso, la politica contemporanea di emancipazione è una politica di inclusione diretta contro l’esclusione delle minoranze politiche ed economiche» ” (Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie, p. 27)

La rovina del cielo e la malinconia di Venere. Clip da Anatomia della bellezza

•marzo 1, 2015 • 3 commenti

botticelli_particolare-venere

“Per Platone, l’ideale che l’anima coglie grazie a un “ricordo” speciale, risalente a prima che prendesse corpo, si trova sempre oltre la dimensione terrena e sensibile: nell’iperuranio. Tuttavia la nostra attenzione si concentra sempre su questo oltre senza notare la barriera che lo rende possibile: il Cielo, dominio di Urano. Non si dà iperuranio senza la barriera “uranica” che separa il mondo delle idee dal mondo delle cose.
Ora, nel momento in cui Urano perde il suo potere – ossia ciò che è implicito nella Nascita di Venere di Botticelli – non c’è più barriera uranica e le idee eterne possono cadere nel mondo, realizzarsi nel tempo (non a caso la detronizzazione di Urano avviene per mano di Crono, dio del tempo).
Ciò che avviene nel Rinascimento viene riassunto, dunque, nel celebre dipinto di Botticelli: la malinconia sul volto di Venere simboleggia bene l’affermarsi di una nuova epoca e di una nuova visione del mondo; che sia poi una donna rivela il nuovo bersaglio su cui si eserciterà maggiormente la nuova vita delle idee: il corpo femminile” (Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie, pp. 14-15)

Gardner su Kiefer: una “clip” da Anatomia della bellezza

•febbraio 22, 2015 • Lascia un commento

kiefer2

“Gardner su Kiefer: «Non riuscivo ad apprezzare quei paesaggi aridi – li trovavo brutti o, nel migliore dei casi, un commento alla bruttezza. Forse quelle opere potevano evocare come descrizione la parola timore, ma più nel senso dell’orrore che della riverenza. Però qualcosa in quelle opere mi ha spinto – o forse addirittura costretto – a tornare a visitarle. E ora apprezzo molto il lavoro di Kiefer. Farei di tutto (l’ho fatto) per andare a vedere un’istallazione delle sue opere. Le considero belle e ho quei brividi di piacere a dimostrarlo! Ovviamente non è cambiato Kiefer […], sono cambiato io».
Dalle parole di Gardner emergono delle cose estremamente rilevanti ai fini della nostra indagine: la bellezza artistica può facilmente deludere i nostri interessi consolidati che ci definiscono e tuttavia invita, al tempo stesso, a ritornare su questa delusione. L’opera, in questo caso, ci inviterebbe a rivisitarla e a prendere nota. Ritorniamo sull’opera, ma in realtà stiamo ritornando su noi stessi”. (Anatomia della bellezza, pp. 44-45)

Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie

•febbraio 19, 2015 • Lascia un commento

copertina anatomia

Il mio nuovo libro. Già ordinabile qui.

Il corpo preso con filosofia: una nuova recensione.

•febbraio 18, 2015 • Lascia un commento

copertina corpoQui una nuova, bella recensione, firmata da Carmine Castoro al mio libro.

Piccola rassegna stampa di “Sul filo del rasoio. Estetica e filosofia del taglio”

•gennaio 31, 2015 • Lascia un commento

sulfyBreve intervento su D- La Repubblica 

Recensione su Nazione Indiana

Recensione su La Repubblica Napoli

 
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