Anatomia della bellezza: presentazione presso la Galleria Foresta

•luglio 26, 2015 • Lascia un commento

Grande successo per la prima presentazione ufficiale di Anatomia della bellezza presso la Galleria Foresta di Lecce (8 luglio).

presentazione anatomia

Grande successo a Popsophia per la filosofia di Breaking Bad

•luglio 18, 2015 • Lascia un commento

filosofia breaking bad

L’etica del naufragio. Per una filosofia di Breaking Bad

•luglio 7, 2015 • Lascia un commento

Sul garantista di oggi, l’anticipazione del mio intervento alla V edizione di Popsophia-Festival del contemporaneo. Qui la versione pdf.

breaking phil

Peter Sloterdijk: L’uomo? Un acrobata attratto da mete

•giugno 12, 2015 • Lascia un commento

sloterdijk[intervista di Stefano Vastano su l’Espresso in occasione del Salone del Libro 2015, reperita qui, con un titolo diverso e un’introduzione più ampia]

Quell’essere sbandato, confuso che, nonostante le tante protesi tecnologiche e le massicce dosi di video e internet, “sta oggi disimparando quasi del tutto”, è l’amara constatazione di Sloterdijk, “ad apprendere e soprattutto a voler agire bene”. Siamo in piena crisi morale, dunque. Ma cosa significano nell’era di internet e dei social network ‘moralità’ e ‘disciplina’, parole che solo a pronunciarle infondono oggi per lo più irritazione e antipatia? Ecco le risposte che ci ha dato uno dei più importanti filosofi tedeschi.

Partiamo dal concetto basilare di norma o regola di comportamento, Sloterdijk. Lei sostiene che l’uomo non può viverne senza. Perché?
“Perché nel corso della sua evoluzione l’essere umano ha sviluppato il senso dell’ambizione e dell’orgoglio. Ognuno di noi vive come un acrobata attratto da mete, obiettivi o finalità inscritti nella dimensione del futuro. ‘Moralità’ vuol dire quindi esser aperti verso l’alto, e spinti in avanti sul filo dell’ambizione, la grande molla etica ed energetica della nostra vita”.
Continua a leggere ‘Peter Sloterdijk: L’uomo? Un acrobata attratto da mete’

Jonathan Crary: Guerra al sonno

•maggio 2, 2015 • Lascia un commento

testo crary[Il primo testo di Crary nella mia biblioteca virtuale. Apparso nel mese di giugno del 2014 su ‘Le monde diplomatique’. Reperito qui. La traduzione è di Henry-Claire Nicoullaud. Il testo è un estratto dall’ultimo lavoro dello studioso “24/7″. Qui e qui per una sintesi. Qui per il pdf]

E’ abitudine considerare il sonno alla stregua di una perdita di tempo o come inopportuno rilassamento dello stato di vigilanza. Il sonno, per esempio, è utilizzato come metafora per descrivere l’apatia di un popolo rispetto all’oppressore. Nell’epoca in cui il capitalismo pretende che la vita umana somigli ad un processo di produzione e consumo ininterrotto, sarebbe forse opportuno rivedere tali rappresentazioni. Chiunque abbia vissuto lungo la West Coast, in America del Nord, lo sa senza dubbio: centinaia di specie di uccelli migratori partono in volo ogni anno per coprire da nord a sud e viceversa, distanze variabili lungo questa piattaforma continentale. Una di queste specie è la poiana dalla coda bianca. A differenza della maggior parte dei suoi simili, questo esemplare possiede l’insolita capacità di poter rimanere sveglio, in periodo di migrazione, fino a sette giorni di fila. Continua a leggere ‘Jonathan Crary: Guerra al sonno’

Solitudine di Erik Frank Russell

•aprile 7, 2015 • 2 commenti

turner

[Curioso ma suggestivo racconto, citato da Zizek nel suo libro su Schelling, reperito qui, ora nella mia biblioteca]

Viveva nella notte eterna ed era solo, senza poter mai udire né una voce né un sussurro, senza potersi mai sentire sfiorare da una mano, riscaldare dal calore di un altro cuore.
La notte eterna.
La solitudine senza limiti.
Un eterno confino nel quale tutto era buio e silenzioso e nulla si muoveva. Una prigionia che non era stata preceduta da alcuna condanna. Una punizione da scontare per una colpa che non si era commessa. Un destino intollerabile che andava però subìto, a meno di trovare un modo per sfuggire al fato atroce.
E nemmeno una speranza di aiuto da qualche parte. Né dolore né pietà né comprensione in nessun’altra anima, in nessun’altra mente. Niente porte da aprire, né serrature da forzare, né sbarre da segare. Solo quell’assurda, impenetrabile notte in cui agitarsi sempre e invano.
Potevi protendere una mano a destra e avresti trovato il nulla. Avresti potuto distendere un braccio a sinistra e avresti scoperto solo il vuoto totale e assoluto. Avresti potuto spingerti in avanti, camminando nell’oscurità impenetrabile come un cieco sperduto in una sala gigantesca senza un pavimento, senza l’eco dei propri passi o null’altro che potesse farti da guida.
C’era una cosa sola che poteva afferrare e sentire, e quella cosa era lui stesso.
Ecco perché le uniche risorse con le quali poteva sperare di porre fine a quell’assurda situazione erano solo quelle che aveva dentro di sé. Lui stesso doveva essere lo strumento della propria salvezza.
Ma come? Continua a leggere ‘Solitudine di Erik Frank Russell’

Boris Groys: Sul museo di arte contemporanea

•marzo 13, 2015 • Lascia un commento

boris groys[Per il progetto Biblioteca testi, ancora un altro testo, tradotto in italiano e reperito qui, di questo originale pensatore]

(traduzione Zlata Maltaric. Il testo di Boris Groys è stato pubblicato nella rivista“Kunst Sameln”,ed.G. Adriani, Museum für neue Kunst , ZKM Karlsruhe, 1999)

Il ruolo del museo d’arte contemporanea è stato, nonostante tutto, generalmente accettato. Il concetto di museo-istituzione rimane invece paradossale e rappresenta un orientamento completamente nuovo. Da un punto di vista tradizionale, il museo funzionava come un luogo dove si raccoglievano le testimonianze del passato per essere assemblate, una accanto all’altra, in un’unica comune immagine che poi diventava socialmente vincolante per l’interpretazione della storia. Quale è il significato e il compito della rappresentazione dell’arte contemporanea a livello museale – l’obiettivo che il museo d’arte contemporanea di oggi, senza alcun dubbio, si pone? Dapprima sembra che ogni tentativo di realizzare questo obiettivo sia destinato all’insuccesso, perché qui, in effetti, si tratta di un compito paradossale: per quanto solleciti e aggiornati nel collezionare opere d’arte attuali ed emergenti, tale prassi è comunque e sempre in ritardo – e rimane, almeno rispetto al presente, un passo indietro.
  Continua a leggere ‘Boris Groys: Sul museo di arte contemporanea’
 
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