Foucault: la scrittura è la morte degli altri

•febbraio 8, 2017 • Lascia un commento

foucault(testo reperito e consultabile anche qui]

[Tra l’estate e l’autunno del 1968 Michel Foucault e il critico letterario Claude Bonnefoy registrarono una serie d’incontri con l’idea di pubblicare, presso le edizioni Belfond, un volume di conversazioni in cui Foucault avrebbe parlato del proprio rapporto con la scrittura. Il progetto fu poi abbandonato. La trascrizione di questi colloqui è stata resa pubblica nel 2004 e Cronopio ne ha da poco pubblicato la versione italiana: Il bel rischio. Conversazione con Claude Bonnefoy, a cura di Antonella Moscati. Presentiamo alcuni brani del libro. I titoli dei paragrafi sono redazionali].

La scrittura e gli altri

Ciò che è chiaro, ciò che ho subito sentito, quando verso i miei trent’anni ho cominciato a provare il piacere di scrivere, è che questo piacere comunica sempre con la morte degli altri, con la morte in generale. Di questo rapporto fra la scrittura e la morte oso a stento parlare, perché so bene che uno come Blanchot ha detto a questo proposito cose molto più essenziali, generali, profonde, decisive di quanto possa dire io adesso. Parlo qui sul piano di quelle impressioni che sono come il “rovescio del ricamo”[1], e che cerco di seguire in questo momento, e mi sembra che l’altro lato del ricamo sia altrettanto logico e in fondo altrettanto ben disegnato, o comunque non peggio disegnato, del lato che mostro agli altri. Continua a leggere ‘Foucault: la scrittura è la morte degli altri’

Al mondo ci sono solo isole: recensione su Satisfiction

•febbraio 5, 2017 • Lascia un commento

copertina-al-mondoPotete leggere qui la bella recensione di Nino Fricano su Satisfiction!

Al mondo ci sono solo isole: una recensione sulla rivista “Dodici”

•gennaio 10, 2017 • Lascia un commento

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L’antifilosofia: intervista a Boris Groys

•gennaio 3, 2017 • Lascia un commento

boris groys[intervista apparsa su Artribune, consultabile anche qui]

Professor Groys, nei suoi testi parla di anti-filosofia: ce ne può dare una breve definizione? Quale relazione intercorre fra anti-filosofia e anti-arte?
Per molto tempo l’arte è stata considerata una manifestazione dell’idea eterna di Bellezza, mentre la filosofia era considerata una manifestazione della Ragione universale. Ma in seguito l’arte (in quanto anti-arte) ha iniziato a occuparsi di desiderio, sofferenza, distruzione, dinamismo, ma anche di vita quotidiana e noia ordinaria. Ugualmente il discorso filosofico ha cominciato a includere l’élan vital, il desiderio di morte, la noia profonda, l’estasi sacra, le strutture linguistiche, le forze produttive e altre cose simili. Questi sviluppi hanno implicato una critica delle tradizionali nozioni di filosofia e arte, ma hanno anche portato a un ampliamento degli ambiti artistico e filosofico. Continua a leggere ‘L’antifilosofia: intervista a Boris Groys’

La filosofia di Fichte e la serie tv The Young Pope

•gennaio 2, 2017 • Lascia un commento

Derrida e la domanda “che cos’è un’isola?” Una clip dal nuovo libro.

•dicembre 31, 2016 • Lascia un commento

derrida

11 dicembre 2002: il filosofo Jacques Derrida dà inizio a Parigi al suo seminario di lezioni. Sarà il suo ultimo seminario, prima di morire. Il tema ruota intorno alla questione: “che cos’è un’isola?”. Può apparire una domanda banale e dalla risposta molto semplice. Ma Derrida, da grande filosofo qual era, vedeva in questa domanda un enigma di non facile soluzione. Anche perché la questione diventa subito complicata e inquietante non appena seguiamo i suoi ragionamenti e ci interroghiamo con lui sul celebre brano di Rousseau, La quinta passeggiata. Secondo Derrida, Rousseau «Non dice solo che gli piace essere solo, che ama e sceglie la solitudine, o l’isolamento […], non dice solo di amare la solitudine e l’isolamento del passeggiatore solitario che si trova ad essere solo; no, Rousseau, dice anche, cosa diversa, che è “il solo” in questa situazione, quindi l’unico, singolare, singolare d’altro canto come l’isola di Saint-Pierre, solo ed eccezionale come l’ubicazione, come la posizione dell’isola di Saint-Pierre» .
Derrida sembra metterci in guardia da un pericolo che attraversa l’incarnare la dimensione dell’isola: quello del credersi “i soli”, di irrigidire la propria solitudine al punto da credere in una fantomatica “elezione”. (Al mondo ci sono solo isole. Filosofia dell’intensità, p. 53)

Giorgio Agamben: filosofia e poesia

•dicembre 18, 2016 • Lascia un commento

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[intervista di Antonio Gnoli, apparsa su Repubblica e consultabile anche qui, sul percorso filosofico del pensatore italiano]

Giorgio Agamben ha scritto un bellissimo libro. I suoi libri sono sempre densi e tersi (e imprevedibili come quello dedicato recentemente a Pulcinella, edizioni Nottetempo). Hanno lo sguardo rivolto al passato remoto. È il solo modo per intensificare il presente. Prendete il suo ultimo lavoro Che cos’è la filosofia? (edito da Quodlibet), cosa nasconde una domanda apparentemente ovvia? “È mia convinzione” – dice Agamben – “che la filosofia non sia una disciplina, di cui sia possibile definire l’oggetto e i confini (come provò a fare Deleuze) o, come avviene nelle università, pretendere di tracciare la storia lineare e magari progressiva. La filosofia non è una sostanza, ma un’intensità che può di colpo animare qualunque ambito: l’arte, la religione, l’economia, la poesia, il desiderio, l’amore, persino la noia. Assomiglia più a qualcosa come il vento o le nuvole o una tempesta: come queste, si produce all’improvviso, scuote, trasforma e perfino distrugge il luogo in cui si è prodotta, ma altrettanto imprevedibilmente passa e scompare”.
Continua a leggere ‘Giorgio Agamben: filosofia e poesia’