Jonathan Crary: Guerra al sonno

•maggio 2, 2015 • Lascia un commento

testo crary[Il primo testo di Crary nella mia biblioteca virtuale. Apparso nel mese di giugno del 2014 su ‘Le monde diplomatique’. Reperito qui. La traduzione è di Henry-Claire Nicoullaud. Il testo è un estratto dall’ultimo lavoro dello studioso “24/7″. Qui e qui per una sintesi. Qui per il pdf]

E’ abitudine considerare il sonno alla stregua di una perdita di tempo o come inopportuno rilassamento dello stato di vigilanza. Il sonno, per esempio, è utilizzato come metafora per descrivere l’apatia di un popolo rispetto all’oppressore. Nell’epoca in cui il capitalismo pretende che la vita umana somigli ad un processo di produzione e consumo ininterrotto, sarebbe forse opportuno rivedere tali rappresentazioni. Chiunque abbia vissuto lungo la West Coast, in America del Nord, lo sa senza dubbio: centinaia di specie di uccelli migratori partono in volo ogni anno per coprire da nord a sud e viceversa, distanze variabili lungo questa piattaforma continentale. Una di queste specie è la poiana dalla coda bianca. A differenza della maggior parte dei suoi simili, questo esemplare possiede l’insolita capacità di poter rimanere sveglio, in periodo di migrazione, fino a sette giorni di fila. Continua a leggere ‘Jonathan Crary: Guerra al sonno’

Solitudine di Erik Frank Russell

•aprile 7, 2015 • 2 commenti

turner

[Curioso ma suggestivo racconto, citato da Zizek nel suo libro su Schelling, reperito qui, ora nella mia biblioteca]

Viveva nella notte eterna ed era solo, senza poter mai udire né una voce né un sussurro, senza potersi mai sentire sfiorare da una mano, riscaldare dal calore di un altro cuore.
La notte eterna.
La solitudine senza limiti.
Un eterno confino nel quale tutto era buio e silenzioso e nulla si muoveva. Una prigionia che non era stata preceduta da alcuna condanna. Una punizione da scontare per una colpa che non si era commessa. Un destino intollerabile che andava però subìto, a meno di trovare un modo per sfuggire al fato atroce.
E nemmeno una speranza di aiuto da qualche parte. Né dolore né pietà né comprensione in nessun’altra anima, in nessun’altra mente. Niente porte da aprire, né serrature da forzare, né sbarre da segare. Solo quell’assurda, impenetrabile notte in cui agitarsi sempre e invano.
Potevi protendere una mano a destra e avresti trovato il nulla. Avresti potuto distendere un braccio a sinistra e avresti scoperto solo il vuoto totale e assoluto. Avresti potuto spingerti in avanti, camminando nell’oscurità impenetrabile come un cieco sperduto in una sala gigantesca senza un pavimento, senza l’eco dei propri passi o null’altro che potesse farti da guida.
C’era una cosa sola che poteva afferrare e sentire, e quella cosa era lui stesso.
Ecco perché le uniche risorse con le quali poteva sperare di porre fine a quell’assurda situazione erano solo quelle che aveva dentro di sé. Lui stesso doveva essere lo strumento della propria salvezza.
Ma come? Continua a leggere ‘Solitudine di Erik Frank Russell’

Boris Groys: Sul museo di arte contemporanea

•marzo 13, 2015 • Lascia un commento

boris groys[Per il progetto Biblioteca testi, ancora un altro testo, tradotto in italiano e reperito qui, di questo originale pensatore]

(traduzione Zlata Maltaric. Il testo di Boris Groys è stato pubblicato nella rivista“Kunst Sameln”,ed.G. Adriani, Museum für neue Kunst , ZKM Karlsruhe, 1999)

Il ruolo del museo d’arte contemporanea è stato, nonostante tutto, generalmente accettato. Il concetto di museo-istituzione rimane invece paradossale e rappresenta un orientamento completamente nuovo. Da un punto di vista tradizionale, il museo funzionava come un luogo dove si raccoglievano le testimonianze del passato per essere assemblate, una accanto all’altra, in un’unica comune immagine che poi diventava socialmente vincolante per l’interpretazione della storia. Quale è il significato e il compito della rappresentazione dell’arte contemporanea a livello museale – l’obiettivo che il museo d’arte contemporanea di oggi, senza alcun dubbio, si pone? Dapprima sembra che ogni tentativo di realizzare questo obiettivo sia destinato all’insuccesso, perché qui, in effetti, si tratta di un compito paradossale: per quanto solleciti e aggiornati nel collezionare opere d’arte attuali ed emergenti, tale prassi è comunque e sempre in ritardo – e rimane, almeno rispetto al presente, un passo indietro.
  Continua a leggere ‘Boris Groys: Sul museo di arte contemporanea’

Politica del selfie. Clip da Anatomia della bellezza

•marzo 8, 2015 • Lascia un commento

selfie van gogh“Pur apparendo spesso (ma non solo) su una piattaforma come Facebook, che incarnerebbe lo spirito opposto a quello dell’arte contemporanea, ovvero quello dell’identificazione e del controllo diffusi, la pratica del selfie gioca un ruolo strategico insolito. Proprio dal punto di vista politico, questa pratica seguirebbe la stessa politica in nuce dell’arte contemporanea. Come sottolinea Boris Groys, la sua «politica di uguaglianza dei diritti a livello estetico, a livello di valore estetico, è la condizione necessaria di ogni coinvolgimento politico. Non a caso, la politica contemporanea di emancipazione è una politica di inclusione diretta contro l’esclusione delle minoranze politiche ed economiche» ” (Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie, p. 27)

La rovina del cielo e la malinconia di Venere. Clip da Anatomia della bellezza

•marzo 1, 2015 • 3 commenti

botticelli_particolare-venere

“Per Platone, l’ideale che l’anima coglie grazie a un “ricordo” speciale, risalente a prima che prendesse corpo, si trova sempre oltre la dimensione terrena e sensibile: nell’iperuranio. Tuttavia la nostra attenzione si concentra sempre su questo oltre senza notare la barriera che lo rende possibile: il Cielo, dominio di Urano. Non si dà iperuranio senza la barriera “uranica” che separa il mondo delle idee dal mondo delle cose.
Ora, nel momento in cui Urano perde il suo potere – ossia ciò che è implicito nella Nascita di Venere di Botticelli – non c’è più barriera uranica e le idee eterne possono cadere nel mondo, realizzarsi nel tempo (non a caso la detronizzazione di Urano avviene per mano di Crono, dio del tempo).
Ciò che avviene nel Rinascimento viene riassunto, dunque, nel celebre dipinto di Botticelli: la malinconia sul volto di Venere simboleggia bene l’affermarsi di una nuova epoca e di una nuova visione del mondo; che sia poi una donna rivela il nuovo bersaglio su cui si eserciterà maggiormente la nuova vita delle idee: il corpo femminile” (Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie, pp. 14-15)

Gardner su Kiefer: una “clip” da Anatomia della bellezza

•febbraio 22, 2015 • Lascia un commento

kiefer2

“Gardner su Kiefer: «Non riuscivo ad apprezzare quei paesaggi aridi – li trovavo brutti o, nel migliore dei casi, un commento alla bruttezza. Forse quelle opere potevano evocare come descrizione la parola timore, ma più nel senso dell’orrore che della riverenza. Però qualcosa in quelle opere mi ha spinto – o forse addirittura costretto – a tornare a visitarle. E ora apprezzo molto il lavoro di Kiefer. Farei di tutto (l’ho fatto) per andare a vedere un’istallazione delle sue opere. Le considero belle e ho quei brividi di piacere a dimostrarlo! Ovviamente non è cambiato Kiefer […], sono cambiato io».
Dalle parole di Gardner emergono delle cose estremamente rilevanti ai fini della nostra indagine: la bellezza artistica può facilmente deludere i nostri interessi consolidati che ci definiscono e tuttavia invita, al tempo stesso, a ritornare su questa delusione. L’opera, in questo caso, ci inviterebbe a rivisitarla e a prendere nota. Ritorniamo sull’opera, ma in realtà stiamo ritornando su noi stessi”. (Anatomia della bellezza, pp. 44-45)

Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie

•febbraio 19, 2015 • Lascia un commento

copertina anatomia

Il mio nuovo libro. Già ordinabile qui.

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 92 follower